
"Una rissa da bar: pensavo che in uno stato di diritto le sentenze venissero rispettate". Così Massimo Albertin, che con la moglie aveva promosso ad Abano le iniziative legali per far rimuovere i crocefissi dalle aule scolastiche, definisce le reazioni alla sentenza della Corte di Strasburgo che ha dato loro ragione. "Sono meravigliato - dice stamane - del fatto che le istituzioni abbiano così poco rispetto di altre istituzioni". Iscritto come la moglie Soine Lautsi all'Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti), Albertin ritiene che l'Italia "abbia bisogno di laicità, che deve venire da fuori perché all' interno del Paese non si riesce ad ottenerla per via legale". Inizialmente, spiega, "l'Uaar aveva chiesto ufficialmente di esporre nelle aule anche altri simboli religiosi, ma la cosa non é stata accettata". Albertin dice di credere che sia meglio "una parete bianca con le carte geografiche per evitare ogni rischio di discriminazione nel caso un simbolo sia più grande dell'altro o più visibile"
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