
Il Veneto è indubitabilmente la “capitale” italiana della Pet Therapy (l'utilizzo degli animali nella cura o nell'assistenza di pazienti di vario genere, in particolare di bambini, anziani, persone con problemi relazionali) e a loro volta le due “capitali” venete di questo tipo di terapia che sta avendo sempre più successo sono Verona, con l'Ulss 20 e l'Istituto Don Calabria, e Padova, con l'Ullss 16 e l'Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Un dato di fatto emerso chiaramente oggi a Verona, dove un Convegno Nazionale, tenutosi alla presenza dell'Assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri, ha fatto il punto sulla realizzazione della “Net Pet Therapy”, la prima vera e propria Rete italiana creata in Veneto per sviluppare e diffondere l'applicazione di questa terapia, e oggi formata dalle Ullss 20 di Verona, 16 di Padova, 12 di Venezia, 6 di Vicenza, 1 di Belluno, 9 di Treviso, 4 di Thiene, 7 di Pieve di Soligo, 21 di Legnago, dall'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, dalla Clinica Pediatrica dell'Azienda Ospedaliera di Padova e dall'Istituto Don Calabria di Verona che fu il primo in Veneto, molti anni fa, a credere nella capacità “curative” degli animali. “La Regione – ha detto Sandri – ha voluto fare una scommessa sul successo delle terapie con l'utilizzo di animali domestici, ed oggi possiamo dire che è una scommessa vinta. Grazie alla Rete, nata anche con un impegno economico della Regione di 260.000 euro, la pratica si sta diffondendo, le conoscenze stanno girando, si sta realizzando un sempre maggiore coinvolgimento delle diverse categorie di medici”. Sandri ha citato anche “l'importante ruolo avuto dal Ministero della Salute e dal sottosegretario Francesca Martini, che ha voluto istituire il Centro di riferimento nazionale sulla Pet Therapy proprio allo Zooprofilattico. Sono sicuro – ha aggiunto Sandri – che l'esperienza del Veneto potrà fare da guida allo sviluppo di questa modalità di cura in tutta Italia”. E' oramai assodato che l'utilità di questa terapia va ben oltre la semplice compagnia di un animale, essendo divenuto un modo concreto di migliorare la qualità della vita di varie tipologie di pazienti. Da un'indagine svolta nei primi due anni di lavoro dall'avvio del Progetto Regionale, sono infatti emersi dati sorprendenti: osservando circa 250 bambini di fronte ad un animale (cani, conigli, furetti i più gettonati) gli esperti hanno rilevato in loro reazioni di “gioia”, “curiosità”, “allegria” nel 95% dei casi. Solo nel 18% è emersa una certa “diffidenza”, superata peraltro in pochi minuti. Il 100% dei genitori di bimbi che hanno vissuto l'esperienza ha dichiarato che acconsentirebbe a ripeterla anche in più cicli.
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