
Fare squadra. Per farsi ascoltare, per cercare di spuntare qualche risultato concreto. Il tutto in un nuovo assetto della categoria, dove a tenere le redini della Cia (la confederazione italiana degli agricoltori) non saranno più dei tecnici ma gli stessi coltivatori. Le richieste della categoria sono chiare. La crisi d’altra parte c’è e si fa sentire. Basta ricordare che nell’ultimo anno le aziende agricole hanno perso il 25 per cento dei guadagni. E, precisa immediatamente il presidente nazionale, non per raccolti andati male o scarsa produttività della terra, semplicemente perché il prezzo dei prodotti è crollato e la parte di guadagno riservata ai coltivatori diretti si è drammaticamente assottigliata. A Limena nel fine settimana si è tenuto il vertice per scegliere i delegati per la 5° assemblea elettiva nazionale che si terrà a Roma dal 24 al 26 febbraio. Un percorso destinato a cambiare la faccia della stessa Cia. Sullo sfondo la vita e il futuro di centinaia di coltivatori diretti che ogni giorno incontrano difficoltà sempre maggiori. Le sfide a questo punto sono molte. Le partite da giocare delicate e importanti. Ma inevitabilmente le condizione delle decine di migliaia di coltivatori diretti veneti dipenderanno anche dall’attenzione e dall’impegno del prossimo governatore della Regione Veneto.
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