
'Tanti, troppi. Gli imprenditori che, sopraffatti dalla crisi, hanno deciso di farla finita, pesano come un macigno sulla coscienza di quanti - e anche questi sono tanti, troppi - hanno continuato, nel corso di questi anni, a demonizzare i piccoli imprenditori'. Inizia da qui la lettera aperta di Fernando Zilio sugli imprenditori suicidi.
'Cavernicoli ebbe a definirci un noto conduttore televisivo oggi messo in panchina dalla norma criticabilissima sulla par condicio - ricorda con rammarico Zilio - facendoci apparire, nella migliore delle ipotesi, come incalliti evasori e, comunque, come sfruttatori al limite dello schiavismo. Non fosse impossibilitato ad andare in onda, sarebbe interessante vedere come affronterebbe la materia, ma non credo che avrebbe occhi di riguardo per la nostra realtà, troppo lontana dalle telecamere dei talk show “gridati”, ma anche troppo lontana dalle stanze della politica'.
L'amarezza continua: 'Solo che, mentre a Roma si discute di liste e listini, a Sagunto (leggasi Nordest) si muore perché non si riesce a sopravvivere non alla vergogna del pignoramento, ma all’insopportabilità di vedere i propri collaboratori in difficoltà. Perché di una cosa è tempo che tutti ci rendiamo conto: che nelle nostre imprese non ci sono “padroni” e “dipendenti”, ma ci sono storie di vita in comune'.
'Facile dunque comprendere come possa sentirsi un piccolo imprenditore - dice Zilio - quando, magari per colpe non sue (insoluti di grandi imprese, mancati pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche, vischiosità del sistema bancario), è costretto a presentarsi di fronte all’amico-collaboratore per dirgli “Non ho i soldi per il tuo stipendio”. A questo punto la “cultura veneta del pagare”, quella che ancora oggi porta le nostre famiglie a saldare le bollette con giorni di anticipo (“perché prima bisogna pagare e poi si può spendere”), finisce per trasformarsi in un cocktail di disperazione e di vergogna dal quale, erroneamente, si ritiene non sia possibile uscire se non facendola finita. E dico erroneamente perché è un errore credere che di fronte ad una difficoltà economica, anche grave, non ci siano rimedi'.
'E’ stato detto bene, da qualcuno, in queste ore: rivolgetevi alle associazioni di categoria - si appella Zilio - Io qui lo ribadisco: non abbiate timore a rivolgervi alle nostre strutture, non abbiate vergogna a chiedere l’aiuto dell’Associazione. D’altra parte, quando organizzazioni come l’Ascom nacquero 65 anni fa, nacquero per rappresentare un bisogno di mutualità che lo Stato, appena ricostruito dopo la guerra, non era in grado non dico di garantire, ma anche solo di offrire'