
Due notizie, diametralmente opposte, ma entrambe destinate a ridare vigore alle convinzioni di chi, come l’Ascom, combatte a spada tratta per la conservazione del patrimonio di storia, cultura e vivibilità rappresentata dal commercio di vicinato.
Nello specifico: sulla stampa locale viene dato conto della scoperta di affreschi, forse del ‘400, “Sotto il Salone”, che confermerebbero che già a quel tempo i commercianti padovani disponevano di una o più insegne. Sulla stampa nazionale, invece, il settimanale “Economy” documenta come la crisi dei consumi stia spingendo il mondo della grande distribuzione a rivedere strategie e modelli organizzativi, privilegiando l’apertura di piccoli supermercati di quartiere al posto degli iper posti ai margini delle città.
“La lettura odierna dei giornali – esordiscono Fernando Zilio, presidente dell’Associazione Commercianti di Padova, Francesco Canton, presidente dei macellai e Lucio Zulian, presidente del Consorzio “Il Salone” – non solo ci inorgoglisce in quanto “eredi” della grande tradizione commerciale padovana, ma ci conforta nelle battaglie che da tempo abbiamo intrapreso. Leggere infatti che anche i grandi gruppi starebbero rimodulando la propria offerta per portarsi più “a contatto” dei consumatori, dà lustro alle nostre prese di posizione e alla nostra strategia che vede nel negozio di vicinato non solo il baluardo contro il degrado delle periferie, ma anche l’àncora di salvezza per una popolazione che invecchia sempre di più e che al “commerciante-amico” sotto casa chiede non solo prodotti freschi, di qualità, ma in quantità limitata, ma anche quel rapporto umano che i grandi capannoni confinati ben oltre le periferie non sono certo in grado di offrire”.
Dunque l’inchiesta di “Economy” può essere interpretata come un’inversione di tendenza?
“Ovviamente - concludono Zilio, Canton e Zulian – una notizia non è un trend consolidato. Quello che invece è sicuramente certo è che in nessun outlet, anche quello realizzato col miglior cartongesso, si può andare alla scoperta della nostra storia. E sul connubio cultura – commercio, in tanti, dovrebbero riflettere!”.