
La Caritas chiude il fondo straordinario di solidarietà istituito nel giugno 2009 per far fronte all’emergenza disoccupazione. In un anno e mezzo sono stati letteralmente fumati 2,5 milioni di euro.
La Caritas chiude i rubinetti. Almeno per ora. In un anno e mezzo sono volati via 2,5 milioni di euro. A beneficiare del fondo straordinario di solidarietà messo a disposizione di chi a Padova ha perso il lavoro per colpa della crisi economica è stato un migliaio di persone. In gran parte stranieri, perché gli stranieri sono stati i primi ad essere licenziati dalle aziende, dalle fabbriche.
Si è fatto fronte all’emergenza dunque e neanche si è riusciti ad aiutare tutti coloro che avevano chiesto aiuto: ce n’erano altri 200 di disoccupati in lista di attesa.
"Li abbiamo educati e seguiti - spiega don Gianfranco Zenatto - oltre a sostenerli con una somma che variava dai mille ai 4mila euro dilazionati in rate da 500 euro".
Adesso la Caritas ha intenzione di venire incontro agli italiani. Istituendo un nuovo finanziamento per formare chi ha perso il lavoro e dare loro gli strumenti per ricominciare, attraverso un corso che concluderà con uno stage, un tirocinio in ditta. Già lo stanno facendo 35 italiani e 15 stranieri.
Ma i modi per sconfiggere la povertà sono diversi. E a proposito di accattonaggio, l’accattonaggio molesto contro cui gli agenti della Polizia Municipale sta intensificando i controlli a suon di multe, don Zenatto non approva il pugno di ferro ma ammette che la diocesi stessa disincentiva atteggiamenti che favoriscono la richiesta dell’elemosina. Un comportamento diseducativo.