Zaia: 'Cie a Rovigo, non è ufficiale'

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06/09/2010 16:53 Il Governatore tranquillizza gli amministratori polesani e va all'attacco: 'Bisogna pensare alle espulsioni anche per i cittadini comunitari che delinquono'

Sulla possibilità di istituire un Centro di identificazione ed espulsione (Cie) nella ex base bato di Zelo di Giacciano con Baruchella (Rovigo) "non esiste alcun documento ufficiale del governo, neanche a livello di ipotesi". Lo ha detto oggi, a Conegliano, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, incontrando il presidente della provincia di Rovigo, Tiziana Virgini, ed i sindaci dei comuni dell'alto polesine (Calto, Giacciano con Baruchella, Trecenta, Ceneselli, Castelmassa, Canda e Badia Polesine). "Immagino - ha detto Zaia, rispondendo alle domande di chiarimento degli amministratori - che il ministro stia facendo le sue verifiche, sulla base anche di un bilancio fra costi e benefici". "Spero di incontrare il ministro Roberto Maroni in questa settimana. Allo stato attuale - ha concluso Zaia - per noi si tratta solo di evidenze puramente giornalistiche".

“Gli schematismi ideologici sono spesso il paravento per lavarsi le mani rispetto alla necessità di calarsi nella realtà per far rispettare a tutti le norme, nazionali ed europee. Il ministro Maroni ha giustamente portato alla ribalta un problema reale, nel segno di una politica che non vuole essere né punitiva né “razzista”, ma neppure miope o, peggio, cieca”. Lo ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia, commentando la richiesta del ministro degli Interni italiano Roberto Maroni alla Commissione europea, perchè siano fissate “sanzioni che prevedano provvedimenti di espulsioni e rimpatrio anche per cittadini comunitari che non rispettano la direttiva europea 38 del 2004 che stabilisce a quali condizioni il cittadino comunitario può risiedere in un paese”.

“Sono grato a Maroni per aver richiamato questa esigenza, che oltretutto ribadisce l’eguaglianza di tutti nei diritti e nei doveri. La norma cui fa riferimento rischia di restare lettera morta se non prevede anche gli strumenti per essere concretamente applicata. Nello stesso tempo è anche una richiesta esplicita all’Unione Europea perché si dia un contesto legislativo di riferimento uniforme che non lasci solo nessun Paese membro di fronte ad un problema cruciale per la civile convivenza”.

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