DISCRIMINAZIONI
Trasferita perchè lesbica: denuncia di una poliziotta padovana
E’ dal giorno in cui ha ammesso la sua omosessualità che la sua vita è cambiata. Da allora il suo sogno di diventare poliziotta, di combattere il crimine sulle strade, di entrare a far parte del braccio operativo della polizia di stato si è complicato non poco. La sua è una passione che porta avanti fin da piccola e ancora oggi nei confronti dell’arma nutre quasi un sentimento di devozione. “Ci andrei anche a letto con la divisa”, ci ha raccontato. Ma a questa sua inclinazione se ne affianca un’altra, a quanto pare poco conciliabile con la prima, la sua omosessualità. Da allora l’agente è stata spostata al centralino del 113, una collocazione dignitosa certo ma non certo attiva e dinamica. Per non parlare poi di una richiesta di trasferimento a Rovigo, per stare vicino al padre malato, negata dallo stesso ministero con la motivazione che visto che la malattia è grave e irreversibile la sua vicinanza al padre non avrebbe sortito alcun effetto. Ma il suo non è un semplice outing è una vera e propria denuncia di uno stato di cose, di una organizzazione gerarchica che ancora oggi non accetta e non tollera l’omosessualità. Molti gli agenti omosessuali, a detta della stessa Luana. Molti costretti a crearsi finte vite parallele per non incorrere in punizioni o trasferimenti.






