
Il Muson dei Sassi stamattina ha rotto gli argini a Loreggia, in provincia di Padova, e l’acqua invade il territorio tra il fiume e la vecchia Statale del Santo, con vasti allagamenti nelle aree residenziali. Sott’acqua anche decine di ettari di terreno agricolo, con danni per migliaia di euro alle colture in campo.
Ad una prima stima effettuata dai tecnici dell’ufficio zona di Coldiretti a Camposampiero ad avere la peggio sono le colture di colza e gli ortaggi come il prezioso radicchio di Treviso, prodotto in grande quantità proprio a Loreggia e dintorni. In questo periodo buona parte delle aree agricole sono libere da coltivazioni e i campi sono tenuti “a riposo”, in attesa delle prossime semine. Un fatto, questo, che contribuisce a limitare i danni almeno per le colture in campo.
Ciò non toglie che quella di oggi sia un’emergenza annunciata da tempo proprio in quest’area, considerata a forte rischio idraulico e per questo bisognosa di radicali interventi strutturali.
A limitare i danni, per quanto possibile, ci ha pensato il Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta che attraverso una serie di manovre idrauliche è riuscito a convogliare l’acqua fuoriuscita dal Muson nelle rete di scolo locale, facendola defluire anche nel Muson Vecchio. Ma questo non basta, continua Coldiretti Padova.
“Più e più volte – afferma il direttore Walter Luchetta – abbiamo segnalato al Genio Civile e a tutti gli enti coinvolti nella salvaguardia del territorio la necessità di risolvere il problema alla radice con un intervento sugli argini del Muson. Finora le opere più importanti si sono concentrate dalle porte di Padova a Camposampiero, mentre più a nord ci si è limitati ad interventi tampone che non permettono di mettere in sicurezza l’area. Il Consorzio di Bonifica di recente è intervenuto sulla rete idraulica di propria competenza con investimenti notevoli, ma serve una visione più ampia e un maggiore impegno di risorse se vogliamo veramente mettere in sicurezza il nostro territorio.
La progressiva e inarrestabile urbanizzazione, che ha via via sottratto terreno agricolo, rende potenzialmente pericolosa ogni precipitazione di media intensità. Sul terreno urbanizzato infatti l’acqua scorre molto più velocemente che in aperta campagna e va a riempire nel giro di poche ore i corsi d’acqua. Le conseguenze le sperimentiamo oggi a Loreggia. Mentre in aperta campagna e nelle zone rurali l’acqua viene assorbita dal terreno e convogliata nei canali e nei fossi, nelle aree industriali e in città l’acqua, trovando una pressoché totale impermeabilizzazione ha un impatto fino a venti volte superiore riversandosi sulle strade, negli scantinati e nelle zone più basse, con le conseguenze che tutti conosciamo.
I nostri canali e fossi sono secchi d’estate, quando servirebbe acqua per l’irrigazione, e straripano ad ogni pioggia, invece che favorire il deflusso delle acque. Questo perché finora è mancata una seria pianificazione del territorio e della rete idrica che lo attraversa. E soprattutto perché non viene tangibilmente riconosciuto il ruolo di presidio e di tutela del territorio da parte delle imprese agricole. Ormai, fatta eccezione per gli interventi dei Consorzi di bonifica, sono rimasti solo gli agricoltori a garantire non solo la pulizia ma anche la stessa esistenza di corsi d’acqua grandi e piccoli. Il mondo agricolo è pronto a fare la sua parte, finora però sfugge al riconoscimento pubblico l’importanza dell’opera di presidio e salvaguarda della sicurezza idraulica svolta dalle imprese agricole”.
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