BRASILE
Una messa per ricordare Andrea Pescia, tre anni dopo
Sabato 7 febbraio alle ore 18,30 nella chiesa del Buon Pastore ufficiata da padre Padre Paolo Formenton una messa per ricordare Andrea Pescia, assassinato in Brasile, a tre anni dalla tragica scomparsa.
Proprio in questo mese sta nascendo la Nuova Escola Andrea Pescia per accogliere intanto altri 100 Bimbi oltre ai mille della collegata Escola Galli e salvarli dalle strade di Fortaleza. L'impegno dell'associazione fondata nel nome di Andrea è di portare in salvo più Bimbi possibile affinchè la delinquenza scompaia da quella città. "Un'impresa - racconta papà Bruno - ai limiti dell'mpossibile, ma abbiamo lassù un angelo di nome Andrea, che ci aiuterà!".
Intanto a quasi tre anni dalla morte di suo figlio Andrea, ucciso in Brasile durante una rapina, Bruno Pescia esprime tutta la propria indignazione per la vicenda di Cesare Battisti al quale il Paese sudamericano ha concesso lo status di rifugiato politico negando l'estradizione in Italia. «Tra alcuni giorni - ricorda - saranno tre anni che il mio unico figlio Andrea è stato ucciso da un balordo minorenne con due delitti alle spalle che girava libero di delinquere ancora. Voglio ricollegare questo mio fatto personale al caso Battisti», spiega Pescia, avvertendo che in Brasile per avere giustizia «bisogna pagare di tasca propria». Come ha fatto lui, racconta, per risalire all'assassino di suo figlio, condannato poi a 15 anni. «Dissi allora - ricorda - che solo con i propri soldi si potevano risolvere certe situazioni in Stati che si definiscono sovrani e che accolgono impunemente delinquenti, nazisti, fascisti e forse la peggior feccia della terra. Dovetti assoldare un poliziotto, mettere una taglia, prendere un buon avvocato per arrivare ad avere giustizia! Sono indignato sconcertato per questa situazione naturalmente ancor più eclatante e clamorosa». Pescia, che in memoria del figlio ha aperto una fondazione a favore dei bambini abbandonati del Brasile, si mette nei panni di chi ha perso un un proprio caro per mano di Battisti e conclude: «Non esiste perdono in casi simili».






