SICUREZZA
Dna, in Veneto rischio
infiltrazioni mafiose

Il Veneto non è esente da infiltrazioni mafiose, soprattutto nel tessuto economico. Lo si evince dalla relazione annuale, che fa riferimento al periodo primo luglio 2010-30 giugno 2011, del procuratore della direzione nazionale antimafia (Dna).
Secondo il procuratore, in buona parte del Veneto (esclusa l'area più a ridosso della Lombardia e del Lago di Garda), "per ragioni allo stato inspiegabili", si è lasciato campo libero ad organizzazioni criminali di tipo mafioso diverse dalla calabrese, nell'ambito di quella che può definirsi una "strategia di delocalizzazione del crimine organizzato" che nel Veneto ha riguardato la camorra campana. Proprio riguardo alla camorra, un'indagine, svolta tra settembre 2010 e marzo 2011, si è conclusa con 27 arresti, 25 dei quali per associazione per delinquere di stampo mafioso, collegata al 'clan dei casalesi', in cui i singoli associati si sono avvalsi della forza "di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà da esso derivante per commettere delitti di ogni genere" (detenzione e porto di armi, usura, sequestro di persona, estorsione, esercizio abusivo dell' attività finanziaria) per acquisire il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni. Tutto ciò per finanziare detenuti in Campania. E' stato accertato che l' organizzazione svolgeva abusivamente a Padova un'attività di intermediazione finanziaria e di riscossione di crediti, assoggettando ad usura 50 imprenditori veneti, molti vittime di estorsioni e costretti a cedere ad un prezzo molto inferiore al reale le loro aziende, partecipazioni societarie, beni immobili e mobili. Il gruppo criminale era emanazione della più potente organizzazione camorristica campana che ha esportato in Veneto tattiche criminali uguali a quelle usate nel territorio d'origine per seminare il terrore e di diffondere l'omertà. Altro dato di rilievo, segnalato dal Dna, è quello di approfittare da parte dei camorristi della crisi economica per impadronirsi delle imprese piccole e medio-piccole in difficoltà o le cui difficoltà vengono aggravate dagli stessi 'soccorritori'. E se ciò è grave in terra lombarda, ancor più pericoloso è in quella veneta, la cui economia si basa su aziende di quel tipo che ne costituiscono la struttura portante. Quello che ha colpito è stato l'elevato numero di imprenditori colpiti ed ancor di più il silenzio delle vittime. Al punto che gli inquirenti hanno dovuto infiltrare agenti sotto copertura per sfondare il muro della omertà. Un dato preoccupante - indicato dalla relazione - è la scoperta, in un'altra inchiesta, che il principale indagato, al quale era stata sequestrata a Palermo l'azienda, si era trasferito a Treviso, aprendo una società operante nello stesso settore, e intestata alla moglie. Il padre dell'indagato era stato arrestato perché considerato uno dei prestanome del boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. I coniugi, trasferitisi in Veneto, avevano aperto una ditta che nel settore dei lavori pubblici si è aggiudicata gare con ribassi tali (oltre 45%) da eliminare ogni tipo di concorrenza. Contestualmente la società ha acquistato immobili nella Marca (investiti 1.500.000 di euro in soli 2 anni). La ditta, come scoperto dalla Dna, serviva a mascherare i veri interessi: a parte le prime gare vinte, era sostanzialmente inoperante, mentre la coppia continuava a fare investimenti immobiliari, mantenendo stretti contatti con persone a Palermo, dove gli indagati andavano frequentemente. Il principale indagato poi, volendo salvare alcuni beni sfuggiti al sequestro o volendo continuare a reinvestire come prestanome per Cosa Nostra, si è recato in una zona dove non era conosciuto, aprendo una società di comodo e reinvestendo i capitali in operazioni immobiliari intestati a persone di sua fiducia.
Appare chiaro, conclude la Dna, "l'altro aspetto della presenza del crimine organizzato nel territorio veneto, e cioé quello dei reinvestimenti silenziosi dei proventi dell'attività mafiosa svolta in diverso territorio, e segnatamente in quello siciliano d'origine ed, in particolare, potrebbero essere il segnale della riemersione in forma economicofinanziaria di Cosa Nostra in zone diverse da quelle ove vive ed opera secondo i classici canoni della sua azione criminale".






