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Padova ricorda Olivieri
e Miotto, militi uccisi

10/02/2018 16:49

Annamaria Olivieri aveva sei mesi quando il padre Pasquale, poliziotto, fu arrestato a Gorizia. Era il 2 maggio del 1945. Immediatamente deportato, morì poco più di due settimane dopo: il suo corpo gettato in una foiba del Carso, forse nella Selva di Tarnova, lì dove vennero gettati i corpi di molti dei poliziotti italiani rastrellati a Gorizia. Pasquale Olivieri è uno dei due nomi commemorati oggi, a Padova, 10 febbraio, Giorno del Ricordo. L’altro è quello di Dante Miotto, bersagliere, originario di Piazzola Sul Brenta. Vittime dei Comitati popolari di liberazione jugoslavi. I famigliari hanno ricevuto un riconoscimento dalle mani del Prefetto Franceschelli e del Sindaco Giordani. E parallelamente, c’è stato ricordo e memoria per chi è stato costretto all'esodo dalle ex province italiane della Venezia Giulia, dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia. Il sindaco Giordani ha chiesto che questo dolore sia raccontato alle nuove generazioni. Un dolore condiviso, patrimonio spirituale del Paese: la speranza è che la memoria sia memoria di tutti. "Manca la volontà da parte di tutti di riconoscere certi errori del passato - spiega Alberto Todeschini Premuda - Oltre alla volontà di conoscere e approfondire cosa successe durante e dopo la seconda guerra mondiale nell'Adriatico Orientale. Dopo quattordici anni dall'istituzione del Giorno del Ricordo, tuttavia, credo che l'intero Paese abbia fatto grandi passi per portare nella Storia il dolore delle vittime e di chi è stato costretto all'esodo". Il 10 febbraio, nel 1947, fu firmato il trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia l'Istria e la maggior parte della Venezia Giulia. Nel 2005, in Italia, il 10 febbraio è diventato il Giorno del Ricordo. E della commemorazione delle vittime. Il papà di Annamaria Olivieri, insegnante a Padova, era autista del prefetto di Gorizia. Si legge ne “La Pubblica Sicurezza sul Confine Orientale 1938-1945” di Mario De Marco: qualche giorno prima dell’arrivo dei partigiani jugoslavi a Gorizia lo stesso Prefetto gli aveva suggerito di fuggire, mettendogli a disposizione anche l’auto, ma Olivieri rispose "non ho fatto nulla, perché dovrei avere dei problemi?". Ne ebbe. "Il ricordo di mio padre è in questa medaglia - ci dice Annamaria Olivieri - la stringerò al cuore, così lo sentirò più vicino".


 
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