#STOPCIBOFALSO

Basta fake sul piatto
Petizione di Coldiretti

23/02/2018 12:12

“Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati all’estero senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta. Pensiamo al danno milionario che questa concorrenza sleale provoca al nostro Prosciutto Veneto Berico Euganeo Dop e agli allevatori onesti della nostra provincia. E questo è solo un caso di quanto nuoce alla nostra agricoltura e a tutti i consumatori la mancanza di trasparenza sul piatto”.


Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova, spiega così l’avvio anche nella nostra provincia della raccolta firme a favore della petizione #stopcibofalso per chiedere al Parlamento Europeo che i consumatori abbiano la possibilità di conoscere da dove arriva il cibo che portano in tavola. Per i cittadini sarà possibile firmare in tutti i mercati a “km 0” di Campagna Amica a Padova e provincia, a partire dalla prossima settimana, e da subito anche direttamente on line sul sito www.stopcibofalso.coldiretti.it, nel quale sono riportati anche i dettagli della petizione con tutte le informazioni in merito.


“Negli ultimi anni le nostre battaglie per l’etichettatura – aggiunge Miotto - hanno portato importanti risultati concreti per molti prodotti alimentari come latte, formaggi, carne, frutta fresca, olio extravergine d’oliva, miele, uova, e ora anche per pasta e riso. Ma resta ancora molto da fare. Con un prodotto alimentare su quattro che non riporta obbligatoriamente l’origine in etichetta, dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini nostra la mobilitazione popolare si rivolge all’Unione Europea per fermare il cibo falso e proteggere la salute, tutelare l’economia, bloccare le speculazioni e difendere l’agricoltura italiana. Questo continuo attacco ha un costo elevato in termini di concorrenza sleale, stimiamo un danno di qualche centinaio di milioni di euro solo per l’agricoltura padovana, il cui fatturato complessivo oggi è di circa un miliardo di euro. Adesso occorre vigilare affinché la normativa comunitaria risponda realmente agli interessi dei consumatori e non alle pressioni esercitate dalle lobbies del falso Made in Italy che non si arrendono e vogliono continuare ad ingannare i cittadini cercando di frenare nel nostro Paese l’entrata in vigore di norme di trasparenza e di grande civiltà”.


L’indicazione di origine permette di contrastare quelle imitazioni che ogni anno sottraggono 60 miliardi di euro all’economia dell’Italia, consente di prevenire le falsificazioni e le pratiche commerciali sleali che danneggiano la nostra economia, rafforza la lotta alle agromafie e la difesa contro le grandi multinazionali del cibo che hanno interesse ad occultare l’origine delle materie prime.


“L’obiettivo è dare la possibilità a livello europeo – aggiunge Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Padova - di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti dopo che l’Italia, affiancata anche da Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania, ha già adottato decreti nazionali per disciplinarlo in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso. Una scelta che ha spinto la Commissione Europea ad avviare con quattro anni di ritardo una consultazione pubblica sulle modalità di indicazione dell’origine in etichetta come previsto dal regolamento europeo sulle informazioni ai consumatori n.1169/2011, entrato in vigore nel dicembre 2013. Nonostante i passi in avanti permangono ancora ampie zone d’ombra e ogni giorno rischiano di finire nel piatto alimenti di bassa qualità e origine incerta che mettono a rischio la salute, come dimostrano i ripetuti allarmi alimentari che si propagano rapidamente a livello planetario per la mancanza di trasparenza: dall’ultimo caso del latte in polvere francese alla salmonella per i bambini alla carne di cavallo spacciata per vitello nei ragù, dai prosciutti ottenuti da maiali olandesi alimentati con mangimi alla diossina fino al succo di arance brasiliane trattate con il carbendazim, un pesticida vietato in Europa. Non è un caso che 9 italiani su 10 ritengano importante per la sicurezza alimentare conoscere la provenienza del cibo che consumano, secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole”.


 
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