NUOVO REGOLAMENTO

“Vietato diffamare Ulss6
sui social network”

12/03/2018 14:41

Per la prima volta è omogeneo sull’intero territorio provinciale. E per la prima volta riguarda non solo i dipendenti ma è esteso a tutti coloro che prestano attività lavorativa a qualsiasi titolo con l’Azienda, ovvero collaboratori, consulenti, fornitori di beni o servizi, specializzandi, tirocinanti, assistenti religiosi.

E’ il nuovo Codice di Comportamento approvato dall’Ulss 6 Euganea che fissa in ventotto pagine le norme di condotta da mettere in pratica per un corretto esercizio delle funzioni di ciascuno. Elaborato sulla base delle linee guida ANAC – Autorità nazionale anticorruzione, create appositamente per gli enti del servizio sanitario nazionale insieme ad AGENAS - Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, si ricollega espressamente al Piano di prevenzione della corruzione e trasparenza aziendale. Subentra al precedente Codice del 2014 ed è perciò di riferimento anche per gli altri regolamenti interni all’Ulss 6 in quanto pone principi imprescindibili.

L’attuale documento allarga il campo, in quanto specificata in modo dettagliato una serie di comportamenti e situazioni propri dell’attività all’interno delle Amministrazioni Pubbliche, definisce per esempio la procedura di valutazione e gestione del conflitto d’interessi, prevede disposizioni ampliate relative alle relazioni interne ed esterne dei lavoratori, specifica misure per l’attività assistenziale e per il personale sanitario anche con riferimento all’obbligo di rispetto delle liste e della riduzione dei tempi di attesa. Altresì definisce in modo più articolato le disposizioni per i dirigenti, chiamati a svolgere una sorveglianza attiva sull’applicazione del Codice di comportamento, con riferimento ai propri collaboratori.

Tra le novità, è messo nero su bianco il divieto di “arrecare nocumento all’immagine dell’Azienda anche nei comportamenti tenuti nella vita privata, nei rapporti con la stampa e nei social network”. Permane ovviamente il divieto di utilizzare il cellulare aziendale per fini privati, di inviare messaggi di posta elettronica personali dalla mail aziendale, di navigare su siti Internet per motivi personali. Proibito altresì utilizzare a fini personali materiale sanitario, farmaci, garze, carta intestata, personal computer, fotocopiatrici di cui si dispone per l’assolvimento dei propri compiti. Il Codice sollecita inoltre ad essere sempre cortesi e disponibili, sia con i colleghi che con i pazienti/utenti. “Chi concorre, a qualsiasi titolo, a far funzionare la nostra grande realtà sanitaria deve attenersi a queste, che di fatto sono regole di buon senso, i vecchi cari dettami del “buon padre di famiglia” – commenta il Direttore Generale dell’Ulss 6 Euganea, Domenico Scibetta - tradotti però in chiave moderna. Ovvero calati e modellati su un’epoca multifattoriale e complessa, quotidianamente attraversata da autostrade telematiche. Ecco, per il buon funzionamento della nostra “macchina della salute”, noi ricordiamo l’obbligo di rispettare i limiti di velocità, controllare il libretto di circolazione, aver ben presente il manuale d’istruzioni del veicolo. Perché sia davvero un buon viaggio per tutti”.

Dunque: “Il lavoratore segue l'interesse pubblico - sollecita il nuovo Codice - senza abusare della posizione o dei poteri di cui è titolare, non usa a fini privati le informazioni di cui dispone per ragioni di ufficio, evita situazioni e comportamenti che possono nuocere agli interessi o l'immagine dell'Azienda, esercita i propri compiti orientando l'azione amministrativa alla massima economicità, efficienza ed efficacia. La gestione di risorse pubbliche ai fini dello svolgimento delle attività amministrative deve seguire una logica di contenimento dei costi, che non pregiudichi la qualità dei risultati. Il dipendente è tenuto a riconoscere il principio della centralità della persona quale principio cardine rispetto ad ogni intervento sanitario, socio-sanitario e assistenziale e a orientare tutte le attività dell'Azienda verso l'umanizzazione. Il dipendente – ricorda il Codice – non orienta l’utenza verso strutture private laddove le prestazioni di interesse siano erogabili nell’ambito delle strutture pubbliche, né condiziona il paziente orientandolo verso la visita in libera professione”.


 
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