VITTORIA DELL'APPE

Circoli privati: vincoli
per somministrazione

13/07/2018 13:11

“Sono anni che aspettiamo questo momento” dichiara con soddisfazione Filippo Segato, Segretario dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (APPE) di Padova, nel commentare la recente Ordinanza con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, svolta dagli enti non commerciali (circoli, club, associazioni e similari), deve essere fiscalmente trattata come quella svolta dai pubblici esercizi. “La Suprema Corte – prosegue il Segretario – riconosce un principio sacrosanto, per il quale ci siamo sempre battuti: quello dello “stesso mercato, stesse regole”. Un principio semplice, banale nella sua elementare comprensione, che tuttavia nella ristorazione non viene applicato”.

Con questa ordinanza si chiarisce che i vantaggi fiscali (IVA e imposta sui redditi) possono essere riconosciuti agli “enti non commerciali” esclusivamente per le attività strumentali al raggiungimento dei propri fini istituzionali e che le attività di somministrazione, svolte dietro pagamento di corrispettivi specifici, anche se rivolte esclusivamente ai soci, nulla hanno a che vedere con tali fini istituzionali e, pertanto, vanno sottoposte al normale regime fiscale. “Fino ad oggi – prosegue Segato – esistevano due piani: quello di chi gestisce un bar o ristorante rispettando tutte le normative fiscali e quello di chi, come alcuni circoli culturali, sociali e ricreativi che agiscono in condizioni di “extraterritorialità”, sono esentati dalle leggi applicate per tutti gli altri operatori. Il nostro obiettivo – conclude il Segretario – non è penalizzare i circoli, ma tutelare i consumatori e garantire una concorrenza leale nel settore, ed è giusto che chiunque voglia somministrare del cibo e delle bevande dietro compenso lo faccia nel rispetto degli stessi diritti e degli stessi doveri”.

NOTE TECNICHE

La Suprema Corte ha stabilito che, quando i circoli privati effettuano attività di somministrazione di bevande rese dietro pagamento di corrispettivi specifici, affinché possano beneficiare dei vantaggi fiscali riservati agli enti "non commerciali" è necessario il concorso di due circostanze:

1. l'attività di gestione del bar ristoro deve essere svolta esclusivamente in favore degli associati;

2. tale attività deve essere "affine e strumentale" rispetto ai fini istituzionali perseguiti dall'ente.

Il primo vincolo, come noto, viene facilmente eluso attraverso il rilascio della tessera associativa al momento dell'ingresso nel locale. Il secondo, invece, è di particolare rilevanza in quanto la Suprema Corte, nella disamina del caso di specie, ribadisce il principio secondo cui non basta che l'attività venga svolta solo in favore dei soci, ma è sempre necessario che la stessa venga realizzata per il perseguimento di finalità istituzionali dell'ente no profit, senza specifica organizzazione e verso il pagamento di corrispettivi che non eccedano i costi di diretta imputazione.

In sostanza, la Suprema Corte, confermando quanto espresso anche in precedenti pronunce, ha avvalorato la posizione che APPE e FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) sostengono da anni, secondo cui la gran parte dei circoli culturali, sociali e ricreativi, quando svolgono (anche solo in favore dei soci) attività di somministrazione verso il pagamento di corrispettivi specifici, non possono beneficiare dei vantaggi fiscali, dal momento che tale prestazione in alcun modo potrebbe ritenersi strumentale alle finalità istituzionali del circolo culturale/ricreativo.

QUALI IMPOSTE

IVA: attualmente la somministrazione di alimenti e bevande è soggetta ad aliquota Iva del 10% del valore della prestazione. Imposte sui redditi da attività commerciale: aliquota Ires pari al 24% (dal 2017, in precedenza era il 27,5%). In alternativa, in caso di ditta individuale, aliquota Irpef sui redditi del titolare (o socio di società di persone), variabile a scaglioni dal 23% al 43%.


 
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