EUGANEI

Cinghiali sui colli:
Cia lancia l'allarme

08/08/2018 16:47

La preoccupazione principale per gli agricoltori dell’area dei Colli Euganei in questo momento è quella dei cinghiali. La loro presenza può vanificare il lavoro di centinaia di agricoltori che sono ormai in procinto di iniziare la vendemmia.

Per questo servono interventi mirati e il tavolo operativo organizzato ieri dall’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan con le associazioni di categoria e i consorzi che rappresentano gli agricoltori della zona ha avviato alcune proposte, come il potenziamento degli abbattimenti attraverso un lavoro di squadra tra selecontrollori, polizia provinciale e squadra faunistica, un numero telefonico a cui segnalare le urgenze e l’avvio dell’iter per inserire carni e insaccati del territorio nell’Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali.

Lavoro fondamentale è sicuramente quello dei selecontrollori che sono volontari, in numero importante ma insufficiente e che necessitano di un vero supporto dal gruppo faunistico con un lavoro di equipe per raggiungere obiettivi prefissati che liberino il territorio dalle presenze dei cinghiali e di maggiori possibilità di cacciare. Dall’altra ci vuole però la disponibilità da parte degli agricoltori e dei proprietari terrieri di concedere l’accesso ai selecontrollori o di mettere i chiusini.

“ Nei primi sette mesi sono stati abbattuti 592 cinghiali, sicuramente un buon risultato dato da un maggiore attenzione al problema, ma non è ancora risolto. C’è la necessità di avere il numero esatto dei cinghiali presenti e avviare una serie di iniziative incentrate sull’abbattimento e sul controllo del territorio per non trovarsi sempre ad affrontare la questione in emergenza. Ci auguriamo che il lavoro avviato anche attraverso il tavolo convocato dall’Assessore – afferma il presidente della Cia di Padova, Roberto Betto - possa dare dei risultati. Gli agricoltori dell’area dei colli con il loro lavoro mantengono pulito il territorio, creano economia e favoriscono il turismo. Sono una parte importante per l’agricoltura padovana ma se continuano a dover fare i conti con territori devastati dalla fauna selvatica per loro diventa sempre più difficile il mantenimento della propria attività”


 
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