L'INDAGINE

Caporalato: lavorano
11 ore per 4 euro l'ora

13/09/2018 10:48

Lavoratori fatti arrivare in Italia dalla Romania e dell'Albania, sottoposti a turni di 11 ore e pagati 4-5 euro l'ora, senza alcun rispetto delle nome di sicurezza, e talvolta assunti completamente in nero. E' quanto scoperto dai militari del comando carabinieri per la tutela del lavoro, che nella giornata di ieri hanno arrestato tre persone nelle province di Padova, Perugia e Verona, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Firenze. L'accusa è associazione per delinquere finalizzata alla reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (cosiddetto caporalato), aggravato dalla violenza, dalla minaccia e dai maltrattamenti. I lavoratori venivano impiegati in agricoltura e edilizia, soprattutto in Toscana e in Veneto, ma anche in Svizzera.

L’INCHIESTA

Il gip Angela Fantechi ha ordinato l'arresto in carcere per un 48enne di San Bonifacio Veronese, ritenuto la mente, e dei due suoi dipendenti: un 45enne romeno residente a Firenze e un63enne romeno residente a Solesino nella Bassa Padovana. Ci sono altre 2 persone indagate nell’inchiesta ma per loro al momento non c’è nessuna misura.

Agli operai, che arrivavano in Italia senza niente, veniva dato un acconto di 500 euro da cui veniva detratto mensilmente, dal totale delle compenso, il costo per vitto e alloggio. Romeni e albanesi, una trentina gli operai coinvolti in questa vicenda, firmavano un contratto di un anno ma non ricevevano buste paga, non godevano di ferie retribuite, non risulta che vi fossero versamenti Inps. Secondo gli inquirenti il 48enne di Verona era il vero datore di lavoro degli operai, che lui impiegava sotto il suo diretto controllo, scrive il gip, "in condizioni di sfruttamento" fornendone la prestazione d'opera ad aziende agricole di Toscana e Veneto. Gli altri due arrestati invece applicavano le direttive effettuando "attività tipica di caporalato" nel rapporto con gli operai romeni. L'indagine pone il 48enne a capo di due cooperative, la The New Labor e la Geoservice, che aprivano contratti di servizio con aziende agricole, la prima copriva il Veneto, la seconda la Toscana. I carabinieri hanno fatto accertamenti in fattorie e tenute di Gavorrano (Grosseto), Castellina in Chianti (Siena), Rufina, San Piero a Sieve, Montaione (Firenze), Peschiera del Garda (Verona). Le intercettazioni telefoniche hanno rivelano 'spostamenti' di operai agricoli anche nelle zone della Valpolicella. A seconda dei bisogni gli operai venivano inviati nelle aziende per lavori come potatura, imbottigliamento in cantina e altre mansioni agricole varie. L'indagine è partita dalla morte per infarto a Rufina (Firenze), il 7 novembre 2017, di un romeno impegnato con altri nella raccolta delle olive. L'operaio alloggiava in una casa messa gratuitamente a disposizione dalla società Tenuta Marchesi de' Frescobaldi estranea all'inchiesta.


 
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