CONFAPI

Fatture elettroniche:
sono 55 milioni a Padova

10/01/2019 12:16

L’intento è nobile, gli esiti rischiano di rivelarsi nefasti. Introdotto dal Governo per semplificare e far emergere 2 miliardi l’anno di sommerso, l’obbligo di emettere fatture elettroniche con ogni probabilità finirà per ottenere l’effetto inverso, aumentando i vincoli burocratici e incentivando le aziende a lavorare in nero. Come evidenzia Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, Associazione delle piccole e medie industrie, “si è arrivati all’obbligo della fatturazione elettronica tra informazioni incomplete e istruzioni incerte, prevedendo costi aggiuntivi per le aziende. Se il principio è quello sacrosanto di “sburocratizzare”, la direzione è del tutto sbagliata: non è scomparso alcun obbligo fra quelli esistenti e anzi ne viene aggiunto un altro. Il tutto mettendo sullo stesso piano, per l’ennesima volta, le grandi e le piccole imprese, che hanno strutture ed esigenze tra loro completamente diverse. Purtroppo tocca constatare che le Pmi continuano a essere del tutto fuori dai radar del legislatore”.

Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b del Politecnico di Milano sono 2,8 milioni le imprese coinvolte, il 56% dei 5,15 milioni di imprese presenti in Italia: emetteranno circa 3 miliardi di e-fatture in tutto il 2019. Come noto, l’obbligo riguarda imprenditori, liberi professionisti (escludendo le partite Iva col regime dei minimi o forfettario, la cui soglia è stata elevata a 65 mila euro), artigiani e commercianti. In base alle stime di Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, in Veneto sono coinvolti dall’obbligo della fatturazione elettronica 243 mila dei 434 mila imprenditori attivi, mentre nella sola Padova sono più di 49 mila. È possibile stimare che in regione saranno emesse nel 2019 circa 276 milioni di e-fatture, e quasi 55 milioni di queste saranno prodotte nel territorio padovano.

Ma perché l’obbligo della fatturazione elettronica rischia di rivelarsi un incentivo all’evasione? “Perché - risponde il presidente Valerio - proprio il tetto dei 65 mila euro previsto per il regime dei minimi o forfettario rischia di diventare una sorta di spartiacque, spingendo verso il sommerso quando si raggiunge quel volume di affari. La considerazione finale è questa: uno Stato serio mette in piedi strutture adeguate di controllo ed è autonomamente in grado di accertare eventuali violazioni della legge, senza dover demandare ai cittadini il compito di farlo, gravando i contribuenti con ulteriori fardelli”.


 
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