CONFAPI

"Solo 275 giorni per
evitare aumento IVA"

01/04/2019 13:09

Mancano 275 giorni. E Confapi Padova è pronta ad avviare il contatore che porterà al 1° gennaio 2020, sperando ci sia la possibilità di fermarlo per tempo. 275 giorni all’aumento dell’Iva che scatterà, appunto, se il Governo non riuscirà a disinnescarlo. L’aliquota Iva agevolata, quella che si applica in larga parte ai generi alimentari, l’anno prossimo potrebbe essere destinata a compiere un balzo di tre punti percentuali passando dal 10% al 13%. Un salto ancora più incredibile lo farebbe l’aliquota ordinaria, che incide su tutta la scala dei consumi: nel 2020 passerebbe dal 22% al 25,2% mentre l’anno dopo toccherebbe addirittura il 26,5%. È la spada di Damocle che continua a pendere sulla testa di imprenditori e consumatori in base alle famigerate clausole di salvaguardia che impongono di recuperare 23,1 miliardi per il 2020, destinati a diventare 28,8 nel 2021. Un rischio reso più concreto dalla frenata del Pil.

Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha calcolato quanto il possibile aumento peserà sul territorio veneto e padovano limitandosi all’anno 2020: si arriva a un carico di imposte indirette di circa 2,12 miliardi di euro sull’economia regionale e di circa 420 milioni su quella della provincia. Oltretutto sono proprio le regioni che producono di più a essere maggiormente penalizzate in rapporto a quanto versano alle casse dello Stato. A riguardo, si consideri la misura simbolo adottata dal Governo, il reddito di cittadinanza. Per la sua copertura sono stati stanziati circa 5,9 miliardi nel 2019, ma a beneficiarne, in Veneto, sarà meno del 3% delle famiglie, con un ritorno sul territorio inferiore ai 200 milioni di euro. Meno di un decimo di quello che è l’aggravio di imposte indirette a cui far fronte se ci sarà lo scatto di tre punti percentuali dell’Iva. "È un triste giochino che va avanti già dal 2012, e prevede che gli aumenti Iva siano infilati nel bilancio triennale per essere tolti un secondo prima che scattino. Mai come oggi, però, è improba la sfida da affrontare già con il Def per recuperare quanto serve - afferma Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova -. Al contrario di quanto accadeva con le precedenti leggi di bilancio, che miravano a contenere la spesa pubblica, misure come il reddito di ci cittadinanza e quota 100 non fanno che aumentarla. E i soldi per coprirla vanno trovati. Prima di parlare di manovra sui conti pubblici occorrerebbe pensare a riforme che possano rilanciare gli investimenti e il sistema economico. Proprio l’esperienza del Veneto insegna che la crescita si sostiene con più lavoro e maggiore produttività. Un percorso di successo è alleggerire gli oneri su chi lavora. Muoversi nella direzione opposta aumentando il debito, e quindi il deficit, si ripercuoterà sulle tasche degli italiani, che saranno costretti a versare più tasse allo Stato per pagare gli esosi interessi maturati".

"Un’ulteriore osservazione - conclude Valerio -: con un rincaro dell’Iva ci saranno moltissimi beni che subiranno un aumento del prezzo. Ciò comporterebbe un’inevitabile penalizzazione dei consumi, riducendo di conseguenza i ricavi, con le piccole e medie imprese colpite più di tutti. Non solo: è tutto da dimostrare che un eventuale aumento dell’Iva permetterà di rimpinguare le casse dell’Erario nella misura prevista. È sin troppo evidente, infatti, che la riduzione degli acquisti porterà a una riduzione del gettito".


 
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