ASCOM

Più imprese gestite da
donne nel terziario

16/05/2019 10:09

La realtà dice che la strada è ancora lunga, ma qualcosa si sta muovendo, soprattutto nel comparto del terziario. E’ qui infatti, tra commercio, turismo e servizi, che le donne hanno maggiori opportunità sia lavorative che di fare impresa.
A certificarlo sono i dati elaborati da InfoCamere su dati Registro Imprese e Inps, dati che hanno rappresentato la base scientifica al convegno sul futuro del territorio padovano realizzato dall’Ascom al Palazzo della Ragione e che, abbinati a quelli che Confcommercio ha diffuso nei giorni scorsi a margine della sesta edizione del Forum "Donne motore della ripresa" organizzato da Terziario Donna Confcommercio, confermano che esiste ancora un gap non indifferente tra uomini e donne.
Così se è vero che ogni 100 abitanti maschi ci sono 105 femmine è anche vero che il numero scende a 75 contro 100 se parliamo di donne che lavorano rispetto ai colleghi maschi e la percentuale si fa ancora più bassa (45) se consideriamo l’universo dei titolari e soci d’impresa, per arrivare poi (ed è il dato che interessa di più) a 28 imprese femminili contro le 100 imprese maschili.
Eppure, nonostante il freno risulti ancora tirato, le motivazioni che stanno alla base della scelta di fare impresa dicono che le donne sanno ciò che vogliono. Un’indagine condotta da Terziario Donna di Confcommercio mette in luce che il 47% delle donne intervistate, contro il 38% degli uomini, ha come motivazione di base la valorizzazione delle proprie competenze, un’idea innovativa o il successo personale. Il subentro nell’azienda di famiglia vede le donne al 27% contro il 23% degli uomini mentre sono quasi pari (16% contro 15%) le percentuali di chi, donna o uomo che sia, sceglie di fare imprese per necessità o perché insoddisfatto del lavoro precedente.
A livello nazionale tra le imprese femminili le imprese giovanili incidono di più rispetto alle maschili (12,4% contro 8,6% per il totale economia, 13,6% contro 10,2% per commercio e turismo). Ma le imprese femminili “vivono” anche meno anni rispetto a quelle maschili (precisamente 2,3 anni in meno, sia per il totale economia, 10 anni rispetto a 12,3, sia per commercio e turismo, 10,5 anni rispetto a 12,8). E’ esattamente il contrario di ciò che accade in demografia, dove le donne hanno una speranza di vita di ben 4,5 anni superiore a quella degli uomini.
E a Padova e provincia?
“Alla fine del 2018 le imprese del terziario guidate da donne – commenta Elena Cristofanon, presidente di Terziario Donna Ascom Padova – erano 9.410 con un incremento, in termini assoluti, di 129 unità, pari all’1,38%. Un dato che è la somma algebrica delle -11 imprese del commercio, le +15 del turismo e le +125 dei servizi: in linea dunque con quanto è stato detto al convegno dell’Ascom dove è emerso come i servizi abbiano superato il commercio che comunque tiene, e come il turismo rappresenti un settore importante in quanto a crescita di imprese”.
Ma c’è di più. Le imprese gestite da donne sembrano aver trovato, nel nostro territorio, un habitat ideale. Lo testimonia, come hanno certificato i dati elaborati da InfoCamere, la progressione che le imprese “in rosa” hanno sviluppato a partire dal 2014, primo anno di possibile raffronto dopo l’avvenuta definizione di nuovi parametri statistici.
Ebbene, nel confronto tra le sei province “competitor” che InfoCamere e Ascom hanno individuato per spiegare come il terziario si stia sviluppando nel Nord Italia, Milano sembra non temere confronti: il suo +7,13% di nuove imprese gestite da donne tra il 2014 ed il 2018 svetta rispetto a Verona che aumenta comunque di un significativo +5,89% e subito a seguire Padova con un bel +4,59%.
“La cosa interessante – commenta il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – è che le imprese “al femminile”della nostra provincia sopravanzano Bologna (+3,10%) e staccano nettamente due delle province di quello che un tempo era il triangolo economico per eccellenza: Torino infatti flette del -0,25% e Genova scende del -0,62%. Una dimostrazione ulteriore che l’asse economico del Nord Italia, come ha ben spiegato il prof. Paolo Gubitta al nostro convegno del 5 maggio a Palazzo della Ragione, si sta spostando verso Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna con qualche rammarico per Padova che dimostra grande vivacità a fronte di infrastrutture carenti se non, addirittura, assenti”.


 
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