ANATOMIA PATOLOGICA

Ceroplastica, arte
a servizio della scienza

08/06/2019 15:39

Il calore delle mani, la capacità di modellare la cera, il dono di copiare e riprodurre fedelmente la realtà. La ceroplastica compie oltre tre secoli di storia ed è ancora attuale. L’arte scultorea è a servizio della scienza almeno dal 1700. Declinate alla medicina per scopi didattici, le riproduzioni artigianali hanno formato generazioni di medici, mostrato loro gli effetti anche mostruosi delle malattie. Ma che senso ha oggi con la super dotata tecnologia?

Secondo Alberto Zanatta, del dipartimento di Anatomia patologica, “sono lavori artistici che non sono paragonabili al 3D”.

Il congresso internazionale di ceroplastica fa tappa al dipartimento di Anatomia patologica dell’Università, il museo con membra e feti in formalina, incredibili ma veri, si arricchisce di disegni che finiranno esposti a New York.

Al piano superiore, spazio per due maestri della ceroplastica. La prima è Eleanor Crook, scultrice inglese del Kings College di Londra, dice di essere gotica nell’animo, affascinata dal macabro, dall’anatomia e dalle malattie, “La creta sembra carne umana, è liscia, malleabile, calda, le stampe in 3D neanche lontanamente hanno questa resa tattile”.

Il secondo è un messicano, il maestro Marco Antonio Miranda, che realizza manufatti devozionale per adornare le chiese, i capitelli, una tradizione antica, d’origine spagnola. La cultura, oltre oceano, è di esorcizzare la morte mostrandola

Ma l’origine della ceroplastica è ancora più antica, in Italia fu scoperta nel III-IV secolo d.C. con il culto degli oggetti votivi, ex voto. Sempre in Italia nacquero le prima collezioni scientifiche con modelli anatomici.


 
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