COMMERCIALIST CONTRO L'AGENZIA DELLE ENTRATE

"Basta posta ordinaria,
Pec gratuita per tutti"

25/07/2019 11:59

Ci risiamo. L'Agenzia delle Entrate, forse per risparmiare, invia ai contribuenti richiesta di chiarimenti per posta ordinaria.

Era già successo e la cosa non aveva fatto fare salti di gioia nè ai contribuenti nè ai professionisti del settore.

"Personalmente - è il pensiero di Fabio Di Stasio, commercialista - credo non sia eticamente corretto richiedere, entro 30 giorni, di integrare e/o produrre la documentazione per oneri deducibili elencata nella dichiarazione dei redditi per un aspetto molto semplice: quale validità dobbiamo attribuire ad una semplice lettera (quindi non raccomandata) infilata nella cassetta chissà quando e chi potrà mai dire che l'abbiamo effettivamente ricevuta il giorno "x" in maniera da far scattare i 30 giorni previsti per le eventuali integrazioni?"

Senza contare poi che l'invio avviene con data di almeno 10/15 giorni pregressa ed in piena estate, stagione nella quale, più di un comune mortale si concede qualche giorno di vacanza.

"Devo dire - continua il commercialista - che le reazioni dei destinatari sono state le più diverse: c’è chi si è molto preoccupato e chi, invece, molto preciso, ha preso la richiesta come l'ennesima scocciatura a fronte di una presentazione di documentazione ineccepibile".

Ma chi invece ha effettivamente qualcosa da chiarire?

"In questo caso c'è il rischio non tanto teorico - aggiunge Di Stasio - che l’assenza di risposta, cioè la mancata consegna dei documenti entro i fatidici trenta giorni (calcolati non si sa come), si traduca in un ricalcolo delle imposte dovute con conseguente emissione della cartella. Più che una rottura un vero e proprio sfregio a quel rapporto cittadino - contribuente che sembra sempre essere l'obiettivo di ogni governo e di ogni direttore generale delle Entrate ma che poi, ad ogni piè sospinto, si rivela nè più nè meno che la classica carota alla quale fa seguito, immancabilmente, il più doloroso bastone. E spesso nemmeno meritato!"

"Le missive inviate per posta ordinaria - continua - ritengo siano la rappresentazione quasi palpabile di cosa non dovrebbe essere il rapporto cittadino-fisco. Che significato ha inviare a luglio, in pieno periodo feriale, una richiesta di integrazione da produrre in 30 giorni peraltro senza sapere esattamente quando partono i 30 giorni e perchè mai la comunicazione non ha avuto tutti i crismi di una comunicazione ufficiale? Ammesso e non concesso che tutto si svolga in maniera regolare (busta in cassetta e non magari caduta per terra o finita tra le mille pubblicità che si affastellano nella buca delle lettere) chi potrà determinare il periodo di 30 giorni che, guarda caso, finirebbe a ridosso di ferragosto?"

Probabilmente nessuno. Eppure una soluzione ci sarebbe.

"Se il problema è quello dei costi - conclude Di Stasio - credo che potrebbe essere facilmente superato dotando ogni contribuente di una pec, la posta elettronica certificata. Ormai un pc o uno smartphon ce l'hanno tutti e l'invio per pec sarebbe il sistema più celere, certo ed economico che si potrebbe attivare. Ma forse è una soluzione troppo semplice ed il troppo semplice, per la nostra burocrazia, non è mai un bene".



 
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