ASSOCIAZIONE

Omosessuali in fuga,
ecco chi li aiuta

12/08/2019 17:42

Amir, nome inventato, è un ragazzo nato in un paese africano.

Nel suo paese si è innamorato di un uomo e con lui ha cercato di avere una relazione normale.

Normale quanto può esserlo in un paese in cui l'omosessualità è un reato.

Le cose, però, non sono andate bene.

I due sono stati scoperti, la comunità locale ha organizzato una spedizione punitiva, li hanno picchiati a sangue.

Loro sono riusciti a scappare, a cercare rifugio in un'altra città dello stesso paese.

Anche lì, uguale copione.

Scoperti, picchiati, poi la fuga verso l'Italia come richiedenti asilo.

Perché se nel tuo paese sei vittima di persecuzioni, anche per il tuo orientamento sessuale, hai diritto alla protezione internazionale.

Però, evidentemente, la vita non era stata ancora abbastanza difficile.

Il compagno di Amir è morto e lui si è trovato, da solo, straniero, a Padova, in una città italiana in attesa di un riconoscimento giuridico che non sapeva se sarebbe arrivato, senza la persona che amava, senza la famiglia che lo aveva rifiutato.

Lontano dal suo paese che lo considera un criminale.

Amir ha avuto una vita difficile, fino a qui.

Qui, però, ha incontrato un'associazione che si occupa proprio delle persone come lui, che scappano da paesi in cui essere come sono li trasforma in vittime di violenza. Spesso li manda direttamente dietro le sbarre.

Si chiama Boramosa​ e dà sostegno umano, psicologico, logistico, legale. Adesso si trova in Corso Garibaldi, al numero 41, ospite di Arcigay.

E' un'associazione che li aiuta a fare richiesta di protezione internazionale, segue l'iter, apre la porta di una stanza che poi alla fine diventa casa.

Gli operatori sono sei, parlano francese, inglese, spagnolo, arabo, portoghese, sono mediatori linguistici, antropologi, giuristi, hanno seguito in un anno e mezzo ottanta migranti omosessuali, transessuali e in qualsiasi altro modo abbiano deciso di farsi chiamare.

"Siamo operativi da un anno e mezzo -mi spiega Dany Caranassale, uno degli operatori - e in questo periodo abbiamo incontrato ottanta migranti in situazioni simili". Ricevono su appuntamento, fanno un colloquio, capiscono quale sia il genere di aiuto necessario. Seguono le pratiche per la domanda di protezione internazionale, indirizzano verso un supporto psicologico. Si possono contattare all'indirizzo mail [email protected], oppure al numero di telefono 3703187131.

E Amir adesso come sta?

"Dopo un anno e mezzo -dice Dany- direi che sta meglio, ha trovato una serie di persone con cui condividere il proprio tempo, posti in cui può essere se stesso. Spero di poter dire che è anche per merito nostro".


 
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