FERRAGOSTO IN OSPEDALE

Scibetta scrive a malati
e dipendenti dell'Ulss 6

14/08/2019 10:23

C'è un Ferragosto, nascosto ai più, che non si rilassa sotto gli ombrelloni né si crogiola sotto i riflettori. Un Ferragosto velato, che non si palesa in costume da bagno ma indossa pigiama o camice.

Molti non lo sanno ma ci sono donne, uomini, bambini che il giorno di Ferragosto non sono stesi su lettini fluo da spiaggia ma su letti bianchi d'ospedale, non sono attaccati a corde di ferrate ma a bastoni di flebo, non sono illuminati dalla luce del solleone ma da neon sempre accesi. Il loro sguardo non si perde all'orizzonte di panorami mozzafiato ma si scontra con una prospettiva finita, il perimetro di una stanza, gli occhi costretti a infilarsi tra un comodino, una sedia e una finestra.

Molti nello stesso tempo non lo sanno, ma ci sono uomini e donne che li assistono, con impegno, amore, dedizione, il giorno di Ferragosto indifferentemente come tutti gli altri giorni dell'anno. Per gli uni e per gli altri non ci sono grigliate con gli amici, non ci sono drink colorati, spericolati tuffi in mare o competitivi giri in mountain bike. Non ci sono fuochi d'artificio da ammirare col naso all'insù. Ci sono luoghi dove il profumo, il giorno di Ferragosto, non è nè di salsedine nè di ciclamini e il clima è piacevole sì, ma per via dell'aria condizionata. Luoghi dove non si va in deroga. Dove, dopo corse a perdifiato, non si può dire "bandius liberatutti". Dove il gioco a scacchi tra l'uomo e la malattia, dura e dalle mille sfumature, si gioca sempre fino in fondo. Senza poter mettere in pausa.

"C'è in questi luoghi - spiega il DG dll'Ulss 6 Euganea Domenico Scibetta - il tentativo muscoloso, vibrante, coraggioso di far sentire tutti e ciascuno parte di una comunità, una comunità che sfuma il più possibile il confine tra la vita dentro e la vita fuori le mura nosocomiali. A quanti (circa milleduecento) domani rimarranno ricoverati nei nostri ospedali di pertinenza, il sant'Antonio di Padova, i presidi di Piove di Sacco, Cittadella, Camposampiero, Schiavonia, Monselice e Conselve, e ai millequattrocento medici, infermieri, operatori sanitari che a vario titolo li assisteranno, va il mio pensiero. Convinto, sincero: incoraggiante per i primi, riconoscente per i secondi. Due facce domani numericamente quasi paritetiche, della cura e del prendersi cura: la malattia non va in vacanza, e neanche la macchina dell'assistenza. E non posso certo dimenticare le persone ricoverate nelle strutture con noi convenzionate, il Policlinico di Abano Terme, le case di cura Villa Maria, Trieste, Parco dei Tigli: il comune senso del dolore e il comune senso del calore umano non conoscono differenze. Buon Ferragosto a tutti voi, dunque - conclude - assistiti e assistenti, in attesa del bel giorno in cui la nostra presenza sarà superflua perchè la scienza medica avrà fatto tanti e tali passi da gigante da svuotare gli ospedali a Ferragosto. Così adesso non è. Ma al mattino, recita un vecchio adagio, la speranza si leva prima del sole".


 
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