AGRICOLTORI IN PROTESTA

Frutti deformi e marci
Flagello cimice asiatica

13/09/2019 13:46

Quasi peggio del flagello biblico delle cavallette. La cimice asiatica, insetto non autoctono ma oramai di casa nel nostro Paese, sta mandando in rovina raccolti e, dunque, profitti vitali per i produttori agricoli. Soprattutto nella Bassa Padovana.

Deformati e irrimediabilmente corrotti. Ecco come si riducono i frutti e le coltivazioni (mais ma anche la soia) punti dalla cimice asiatica, sono i diretti interessati a mostrare le conseguenze delle punture delle cimici sui loro amati prodotti della terra.

Danni ingenti in Veneto, la categoria li stima attorno ai 100milioni di euro, 20milioni solo nella provincia di Padova. Mele, pere, mais marciscono e non si possono commercializzare né far lavorare dall’industria. C’è chi manda in fumo il 20%, chi l’80% del raccolto.

Non c’è tempo da perdere. Per questo in contemporanea in varie province del Nordest, la Confederazione italiana agricoltori ha prima protestato davanti alle prefetture e poi chiesto un incontro con il prefetto. A Padova, Renato Franceschelli si è mostrato disponibile e comprensivo: ha accolto le loro richieste da girare ai ministeri dell’agricoltura e della salute, oltre che alla Regione.

Si chiede un risarcimento per uno stato di calamità da riconoscere e l’introduzione in tempi ragionevoli di quello che potrebbe essere l’antagonista naturale della cimice asiatica ovvero la vespa samurai, senza pungiglione quindi innocua per gli uomini ma ghiotta delle uova della cimice. Un insetto che però andrebbe importato ex novo nel nostro eco-sistema.

Maurizio Antonini, direttore Cia Veneto, incalza: “Serve un provvedimento urgente, perché la cimice asiatica non solo si è ben adattata all’ambiente ma resiste all’inverno, continuando a fare danni”.

Le reti protettive sugli alberi da frutto, in parte rimborsate dalla Regione – aggiungono i produttori – non bastano.


 

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