CENA DI SANTA LUCIA

Nunzio Apostolico in
Siria, arriva a Padova

07/12/2019 14:37

La Cena di Santa Lucia festeggia la sua maggior età con oltre mille sostenitori: è questo il primo dato comunicato dalla Segreteria organizzativa del più longevo evento di solidarietà del Veneto, che si tiene quest'anno nella serata di lunedì 9 dicembre (ore 20-22,30) presso la Fiera di Padova. Con questi dati di partecipazione la Cena (promossa da un Comitato presieduto da Graziano Debellini e di cui fanno parte Giampiero Giron, Renzo Sartori, Patrizia Burra, Maria Ricci e Federico Pendin) giunge così alla sua diciottesima edizione, a conferma dell'attenzione che il mondo delle imprese, delle istituzioni, dell'università, delle realtà sociali e di volontariato riservano all'iniziativa che l'omonima Onlus promuove senza interruzioni dal 2002. Proposta come evento di raccolta fondi in sostegno delle attività internazionali di AVSI (Associazione volontari per lo sviluppo internazionale), la Cena per l'edizione 2019 sostiene sette progetti raccolti sotto il titolo “Non si è mai troppo lontani per incontrarsi. E mai troppo vecchi per desiderare una novità”: Libano-Fada2i; Mozambico-Giovani Protagonisti; Brasile-Agricoltura a chilometro zero in Amazzonia; Sostegno a distanza; Venezuela-Io non sono solo; Italia-La casa allargata; Siria-Ospedali Aperti.


In particolare quest'ultimo progetto siriano è stato avviato grazie all’iniziativa del cardinal Mario Zenari (nunzio apostolico in Siria dal 2008). Veneto di Villafranca di Verona, classe 1946, Zenari ha fatto pervenire un messaggio ai partecipanti alla Cena di Santa Lucia nel quale ringrazia “particolarmente, anche a nome dei tanti malati assistiti, tutti i presenti alla Cena ai quali S.Lucia, la Santa della luce degli occhi, ha fatto il dono di un 'cuore' che vede l'umana sofferenza in diverse parti del mondo e si muove a compassione”. Nel suo messaggio ai sostenitori della Cena, il cardinale Zenari ripercorre le vicende drammatiche che toccano la terra in cui il prelato vive da oltre dieci anni: “Il sanguinoso conflitto che da 9 anni semina distruzione, morte e colonne interminabili di profughi siriani, non è purtroppo ancora terminato. Basti pensare a quanto sta succedendo nel nord-ovest della Siria con bombardamenti e scontri armati quotidiani. Laddove non cadono più bombe o missili, la gran parte della gente è colpita da quella che si potrebbe definire 'la bomba della povertà'. Secondo l'ONU, oggi l'83% della popolazione vive sotto la soglia della povertà. Qualcuno ha definito questo brutale conflitto come 'inferno sulla terra'. Potrebbe essere considerato anche uno dei tanti, troppi calvari sparsi per il mondo, come ha detto quest'anno il Papa nella tradizionale Via Crucis al Colosseo: la Siria nel suo insieme può essere vista come un moderno calvario. E a tale riguardo vengono in mente le parole di Blaise Pascal: Cristo è in agonia fino alla fine del mondo. Devo dire che oggi in agonia sono le migliaia di vittime innocenti, specialmente i bambini siriani, prime vittime di questo sanguinoso conflitto”.


In questo “moderno calvario”, il progetto AVSI-OSPEDALI APERTI che la Cena di Santa Lucia sostiene si manifesta come una luce, come un segno di speranza, perchè, prosegue Zenari, “su questa moderna 'via dolorosa' è consolante constatare che non mancano le persone che asciugano i volti sfigurati, che aiutano a portare la croce, che soccorrono i malcapitati. Purtroppo le statistiche dell'Organizzazione mondiale della Sanità indicano che il 54% degli ospedali siriani è completamente chiuso o solo parzialmente operante, a causa dei danni di guerra. In questo contesto è estremamente importante il progetto AVSI Ospedali Aperti, incoraggiato e lodato direttamente da papa Francesco lo scorso 14 settembre 2018. Esso concerne i tre ospedali cattolici (due a Damasco ed uno ad Aleppo) operanti in Siria da circa 120 anni". "Il progetto Ospedali Aperti offre assistenza ai malati poveri di qualsiasi appartenenza etnico-religiosa", conclude Mario Zenari, "In due anni sono stati assistiti circa 30mila malati poveri e si conta di arrivare, nel giro dei tre anni di emergenza, a circa 50mila persone assistite. Il risultato è molto incoraggiante, anche perché, oltre a curare i corpi, si cerca di ricucire anche il tessuto sociale, favorendo la pacifica coabitazione tra i diversi gruppo etnico-religiosi, in particolare tra cristiani e mussulmani”.


 
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