SMART WORKING

Sanità: primi lavoratori
agili in Italia all'Ulss

17/01/2020 15:12

A casa come in ufficio. Sono 12 tra amministrativi e tecnici, dipendenti dell’Ulss 6 Euganea, i primi “smart workers” in sanità pubblica d’Italia. Lavoratori che hanno chiesto e ottenuto, grazie a un protocollo operativo apripista a livello nazionale condiviso con le sigle sindacali, di diventare “agili” secondo un modello innovativo: la mansione verrà svolta in parte in locali aziendali e in parte in luoghi fuori dall’azienda scelti dal diretto interessato, compreso il proprio domicilio, agevolando così i tempi di vita e di lavoro. Gli strumenti tecnologici utili al “lavoratore smart”, forniti dall’Ulss stessa, consistono in un PC portatile sul quale saranno installati gli applicativi necessari, e nella connessione alla rete Internet. In sanità pubblica si tratta di una rivoluzione culturale. “Lavoro da 12 anni in Ulss e ho due due bambini piccoli, uno che va all’asilo, l’altro alla scuola elementare. Per me – commenta Elisa Baggio, impiegata nel settore Risorse umane – poter lavorare anche da casa è una cosa grandissima. Del resto il mio ruolo si sposa molto bene con la filosofia dello “smart working” e sono orgogliosa che il mio datore di lavoro mi abbia dato questa opportunità, concedendomi fiducia”.

Elisa sbrigherà pratiche, controllerà cartellini, fornirà consulenze pur stando due giorni alla settimana nel suo domicilio. “Mi occupo di redigere documenti, elaborare dati, stendere progetti, monitorare processi aziendali, attività queste – sottolinea Matteo Scarpellini, 33 anni, project manager papà di un bambino di un anno e mezzo – che potrò parzialmente svolgere rimanendo a stretto contatto con la famiglia, conciliando tempi e modi di lavoro con i miei affetti”.

La prestazione lavorativa resa con la modalità agile è integralmente considerata come servizio pari a quello reso presso le sedi abituali (compresa la tutela contro gli infortuni e le malattie professionali) ed è considerata utile ai fini degli istituti di carriera, del computo dell'anzianità di servizio, nonché dell'applicazione degli istituti relativi al trattamento economico accessorio. “Qual è il prerequisito fondamentale da cui siamo partiti per predisporre questa nuova modalità di lavoro 4.0? La fiducia. L’elemento psicologico di maggiore rilevanza pratica sul quale abbiamo investito per avviare la sperimentazione dello smart working, primo esempio in Italia in sanità pubblica, è un elemento fondamentale – sostiene il Direttore generale dell’Ulss 6 Euganea, Domenico Scibetta - per ripensare la prestazione di lavoro in chiave di “obiettivi”. Fiducia che conferisce ai collaboratori autonomia e sana responsabilità e si costruisce con la relazione, con l’attenzione nei confronti dei dipendenti – esseri umani prima che risorse umane –, con la costante condivisione dei valori aziendali che nel tempo divengono valori individuali. È solo con la collaborazione, l’ascolto e la relazione che la flessibilità organizzativa propria del lavoro agile diviene anche strumento per ripensare l’organizzazione del lavoro subordinato con un taglio etico e in chiave di risultato”.

È prevista un'alternanza tra lavoro a distanza (massimo due giorni a settimana) e lavoro in ufficio, per le verifiche e i contatti necessari al corretto svolgimento delle mansioni del lavoratore in modo variabile in base al tipo di attività, secondo le modalità previste in ciascun progetto e per non perdere i rapporti sociali e lo “spirito di squadra”. Non vi è la necessità di una postazione fissa per le giornate di lavoro prestate fuori sede, né l'obbligo che essa coincida con il proprio domicilio, in ogni caso i luoghi di “lavoro agile” devono essere predeterminati dalle parti. Il lavoratore avrà cura di svolgere la propria attività in una sede che risponda ai requisiti di idoneità, sicurezza e riservatezza, che sia idonea all'uso abituale dei supporti informatici, non metta a rischio la sua incolumità, né la riservatezza delle informazioni e dei dati trattati.

Lo smart working è quindi un’evoluzione dei tradizionali modelli organizzativi aziendali: così facendo si ottimizzano le risorse ovvero quelle mansioni che non richiedono una presenza fisica in ufficio e possono essere svolte da remoto, a distanza. “Le parole chiave di questa nuova filosofia manageriale sono personalizzazione, flessibilità, autonomia, virtualità e maggiore responsabilizzazione del singolo nel raggiungimento dei risultati: si tratta – continua il DG Scibetta - di un modo contemporaneo per pianificare il lavoro andando incontro ai dipendenti e alla loro necessità di conciliare occupazione e famiglia. Questa novità va così ad incrementare il benessere dei lavoratori e a migliorare il clima aziendale”.

La sperimentazione durerà sei mesi, rinnovabili. E già si sta pensando di estendere l’opportunità anche ai dipendenti dell’area sanitaria, quelli che svolgono attività che, pur inquadrate come socioassistenziali e di cura, non richiedono contatto diretto con i pazienti e non prevedono l'utilizzo costante di strumentazioni non utilizzabili da remoto.


 
Nessun commento per questo articolo.