ECONOMIA

Il governo teme il
crollo del Pil

30/05/2020 09:12

Un nuovo decreto a luglio, altre misure in deficit per tamponare il crollo del Pil. E' "prematuro" parlarne, dice il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. Ma se ne parla, eccome, in una maggioranza gelata (tranne Gualtieri, nessuno commenta) dalla relazione del governatore di Bankitalia Ignazio Visco, con l'allarme sui rischi di caduta del Pil fino al 13%. Per tamponare la falla, viene considerato molto probabile un nuovo decreto economico entro agosto, per intervenire dove servirà, dal turismo, agli enti locali. Ma sulle ricette da seguire iniziano ad avvertirsi segnali di scollamento nella maggioranza. Lo svela il post di Luigi Di Maio in cui rilancia la proposta di abbassare le tasse e si dice "spiaciuto per alcune posizioni politiche contrarie". Sembra un riferimento al Pd, che da Amendola a Gualtieri frena sulla possibilità di tagliare le tasse con i fondi del Recovery fund. Non uno scontro aperto, ma l'indice di tensioni crescenti. "Digitalizzazione, investimenti, semplificazione amministrativa, riforma fiscale" sono obiettivi su cui "c'è massima condivisione" nella maggioranza, precisano in mattinata da Palazzo Chigi. Il premier Giuseppe Conte è impegnato a tenere "unita e compatta" la squadra di governo. Nessun rimpasto in vista, viene spiegato. Si procederà passo dopo passo, con la massima unità possibile e la consapevolezza che sulle risposte alla crisi economica, da qui all'autunno, sulla capacità di far arrivare risorse ai cittadini, ci si giocherà tutto. Anche per questo potrebbe proseguire il lavoro di Vittorio Colao per il governo, in una forma probabilmente diversa da quella di guida della task force (qualcuno ipotizza una delega nell'esecutivo): il manager ha consegnato mercoledì a Conte un primo schema con proposte di azioni per la crescita e sta lavorando a un rapporto più completo con le ricette per far ripartire il Paese. A quel punto il suo lavoro sarebbe concluso ma nessuno più esclude che prosegua, vista anche la necessità di capire come impiegare i 172 miliardi che potrebbero arrivare all'Italia dal solo Recovery fund. Su come procedere in concreto, spiegano fonti di governo, si deciderà dopo l'esito della difficile partita europea sul Recovery Fund. Paolo Gentiloni ipotizza una decisione agli inizi di luglio. Ed è difficile che prima di allora torni in discussione l'utilizzo del Mes. Il M5s lo considera archiviato ma Gualtieri no: "valuteremo, la sola esistenza del Mes è elemento di stabilità e riduzione del costo del debito". I 36 miliardi che spetterebbero all'Italia potrebbero tornare utili per finanziare le altre "manovre" che il governo potrebbe dover affrontare nel 2020. Lo ha ammesso lo stesso Conte ai sindaci: potrebbe servire un nuovo scostamento di bilancio. Non per finanziare nuove misure del decreto rilancio, ma per un possibile nuovo decreto, a luglio o ad agosto, per intervenire laddove servirà: ecco perché Gualtieri dice che è prematuro parlarne. Prima si dovranno vedere i dati, dalla richiesta di cig, all'andamento delle aste dei titoli sul mercato, alle effettive esigenze che avranno i Comuni, per i quali viene sbloccato in giornata un primo miliardo e si studia uno slittamento a settembre dei termini per la chiusura dei bilanci. Certo sarebbe meglio, dicono da Italia viva, "avere un minimo di programmazione delle cose da fare nei prossimi mesi e non procedere di scostamento in scostamento". Iv si trova in sintonia con il M5s sul tema del taglio delle tasse, con la revisione delle aliquote Irpef e l'abolizione dell'Irap. In entrambi i partiti si avverte qualche nervosismo per la puntualizzazione di Gualtieri sulla impossibilità di usare il Recovery fund per finanziare una riforma strutturale come quella del fisco. E' una sottolineatura, spiegano dal Movimento, ovvia: è chiaro che il Recovery fund coprirebbe altri interventi e libererebbe risorse interne per il taglio delle tasse. E' altrettanto ovvio, dice una fonte Pd, parlare di riforma fiscale: è stato Gualtieri per primo a proporla mesi fa. Su come farla, però, ammettono tutti, ci sarà da discutere. Ecco perché i pontieri lavorano fin d'ora per saldare il patto politico che permetta alla maggioranza di resistere agli urti della crisi economica e Dario Franceschini è tornato a parlare di un'alleanza strutturale tra Pd e M5s.


 
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