CULTURA E BENEFICENZA

A rischio chiusura metà
associazioni padovane

06/06/2020 19:36

L’Esecutivo dell’area tematica “Attività Culturali” del Registro comunale di Padova delle Associazioni si è riunito in via telematica il giorno 6 maggio 2020. Durante la riunione sono emerse diverse esigenze ma anche diverse proposte da parte del mondo associativo rappresentato. Si è pertanto individuata una strategia d’azione volta a dar voce al maggior numero possibile delle oltre 400 associazioni d’area per poter poi rappresentare questa voce presso l’Amministrazione comunale in primis, le altre istituzioni pubbliche e private potenzialmente interessate e l’intera opinione pubblica.

Tale strategia ha previsto la redazione di due distinte azioni: 1) lettera aperta avente lo scopo di far presente alla politica comunale, che le associazioni culturali vogliono essere maggiormente coinvolte nel processo di ritorno 'alla normalità' in un’ottica di civismo consapevole e partecipativo; 2) censimento dei bisogni post-pandemici avente l’obiettivo di raccogliere alcuni dati che potessero rappresentare alla politica comunale le variegate necessità ed esigenze del mondo associativo culturale per mantenersi in vita e rimanere rete diffusa di attività culturale.

2. Lettera Aperta

Di seguito viene riportato il testo della lettera che è stata inviata ai seguenti destinatari:

- al Signor Sindaco di Padova,

- all’Assessore alla Cultura,

- al Presidente del Consiglio Comunale,

- al Presidente della III Commissione Consiliare, presentando anche il documento in sede di seduta pubblica della Commissione il 14 maggio 2020,

- ai Portavoce delle altre Aree tematiche del Registro Comunale,

- alle Consulte di Quartiere,

- alle Associazioni della nostra Area tematica,

- alla Stampa.

2.1 Testo della lettera

OGGETTO: L’associazionismo culturale in prima linea per una rinascita post-pandemica della Città di Padova.

Gentile Signore ed Egregi Signori,

la pandemia da COVID-19 sta mettendo in ginocchio il Mondo in tutti i suoi settori di attività a partire dal bene primario della salute. In questi giorni si sta avviando in Italia la Fase 2 ovvero quella della ripartenza, sostenuta da buoni dati epidemiologici che sembrano mostrare un progressivo spegnimento della pandemia nel nostro Bel Paese.

Tra i settori che sembra più difficilmente possano vedere una prossima riapertura vi è quello della Cultura, sia per evidenti ragioni legate alla necessità di evitare “assembramenti” di persone, sia perché rischia di essere considerato un bene superfluo, un lusso rinunciabile, talvolta anche pensando che sia più fonte di spese che di profitto economico.

Il mondo associativo patavino del Settore Cultura, che annovera nel Registro comunale di Padova 457 associazioni su 1023 totali, è bloccato dall’emergenza come ogni altro comparto, ma mentre per altri settori si parla con insistenza di riaperture di questo mondo sembra che pochi ne tengano conto nel dibattito.

A produrre e distribuire capillarmente sul territorio Cultura, ci piace ricordare, non sono solo le grandi istituzioni e organizzazioni (musei, orchestre, teatri, ecc.) ma anche e soprattutto un’ampia rete di passione e volontariato che è l’associazionismo piccolissimo, piccolo e medio.

Il mondo delle Associazioni Culturali è ricco e variegato, significa musica, teatro, danza, arti figurative, pensiero filosofico, lettura, spiritualità, cinema, inclusione e molto altro. Un mondo che, pur basandosi per lo più sul contributo volontario di tempo e competenze dei singoli, necessita di risorse economiche per poter rendere effettiva la propria proposta culturale. Moltissime associazioni hanno ad esempio sedi, per le quali pagano affitti, utenze, imposte. Molte realtà associative organizzano eventi o altre attività continuative economicamente impegnative, collaborando anche con Enti privati e pubblici nella gestione di ambienti e strutture, nella realizzazione di manifestazioni in convenzione, di allestimenti e attività varie, attività tutte che mettono in moto una filiera di professionisti e fornitori di servizi.

L’emergenza economica è impellente e sarebbe triste che la nostra Città e il nostro Paese tutto si impoverissero irreparabilmente sul piano culturale per una mancata attenzione a questi settori della vita sociale. Consideriamo importante che non venga dimenticato quel tessuto associativo, non

sempre così forte sul piano economico, che oggi necessita di essere aiutato e sostenuto al pari di altri settori perché possa continuare ad essere lievito di buon civismo.

Ora si va verso l’estate, probabilmente non sarà possibile dar corso a gran parte degli eventi culturali già previsti, ma nuove ed efficaci politiche di sostegno per le Associazioni Culturali potrebbero permettere alle realtà oggi presenti di non cedere, rinunciando alla presenza sul territorio e demolendo quindi tutta una filiera anche di carattere economico/professionale che da esse dipende.

Stiamo perciò provvedendo ad un 'Censimento dei bisogni culturali in tempo di Pandemia' inviando una lettera a tutte le associazioni iscritte all’Area tematica 'Attività culturali' del Registro comunale, per raccoglierne le istanze e offrire così alle Istituzioni una più ampia visione sulle difficoltà ma anche sulle proposte che possono scaturire da questo vasto tessuto associativo.

Come Esecutivo dell’Area tematica 'Attività Culturali', quindi, facciamo nostre le intenzioni ben espresse nel documento comunale 'La Padova di domani. Mappe verso una nuova normalità' particolarmente nella sezione dedicata alle attività culturali 'La Città che vive' e proprio per la pienezza di vita della nostra Padova chiediamo che il nostro contributo di competenze, passioni e progetti sia riconosciuto e ci renda protagonisti attivi nel processo di valorizzazione e rinascita culturale post-pandemica della nostra amata Città.

Siamo pronti e pienamente disponibili a un collaborativo confronto fra Istituzioni e Associazioni, per poter individuare insieme le forme di ripresa delle attività, nel rispetto dei protocolli di sicurezza sanitaria che il Comune vorrà indicare, nonché per progettare attivamente nuove e creative forme di partecipazione e di sviluppo culturale".

Il secondo documento è consistito in un questionario di due pagine denominato “Censimento dei bisogni culturali in tempo di Pandemia da COVID 19”.

Tale questionario è stato inviato a tutte le associazioni della nostra Area tematica ed è stato reso noto anche ai Portavoce delle altre Aree tematiche del Registro comunale Associazioni e alle Consulte di Quartiere.

Il questionario è stato inviato a tutte le 458 associazioni dell’area tematica “Attività Culturali” ed è stato restituito compilato da 153 di esse pari a 1/3 del totale, costituendo un campione rappresentativo.

Dalle risposte emerge un forte allarme perché quasi il 50% dei rispondenti dichiara che le difficoltà di bilancio causate dall’interruzione prolungata delle attività può mettere a rischio l’esistenza stessa dell’associazione nel futuro. Il 74% ha interrotto completamente le attività ordinarie e meno della metà, un 45%, le ha continuate in forme alternative.

Pur tuttavia le associazioni dimostrano una grande vitalità. La stragrande maggioranza pari all’82% dichiara di aver già riprogrammato le attività ordinarie per lo più nel prossimo autunno, il 45%, ma un 40% è pronta a partire da subito o già in estate. Solo il 53% però dichiara di poter ripartire da subito garantendo opportune norme sanitarie, denotando in questo la necessità di essere supportati nella messa in opera delle diverse disposizioni di sicurezza epidemiologica.

Alcuni dati ci offrono poi una fotografia del variegato mondo associativo soprattutto in termini economici. Quasi la metà dei rispondenti, il 44%, dichiara di avere affitti da pagare. Un 41% soltanto dichiara di dover pagare regolarmente imposte/tasse tra le quali IRES, IRAP, TARI, Canone TV, Ritenute d’acconto, IVA ed altre. La stragrande maggioranza, il 63%, svolge attività completamente gratuite mentre un terzo di esse (32%) eroga servizi e/o attività a pagamento. Solo un 22% delle associazioni svolge attività in convenzione/affidamento da parte di Istituzioni Pubbliche. Il 21% delle associazioni ha dipendenti e/o collaboratori fissi e sono dovute ricorrere a cassa integrazione o ad altro strumento di supporto al reddito. Potremmo concludere che la gran parte delle associazioni svolge attività gratuita basata sul volontariato dei propri iscritti e iscritte ma esiste anche circa un terzo delle realtà associative di ambito culturale che presenta forme organizzative finalizzate alla produzione di beni e servizi culturali con dipendenti, collaboratori, affitti, imposte, che generano un circuito economico. Chi opera in convenzione con le Pubbliche amministrazioni è invece solo un quinto del totale, ciò lascia ampi spazi alle politiche di sussidiarietà.

Dall’esame delle risposte “aperte”, possiamo concludere che la schiacciante maggioranza delle Associazioni auspica e attende un interessamento concreto dell’Amministrazione Comunale in termini di facilitazioni economiche: agevolazioni fiscali sulle tasse comunali, concessione gratuita di spazi, contributi economici veri e propri sia per l’attività corrente sia per gli eventi futuri.

In pratica tutti chiedono formazione sulla sicurezza sanitaria, presidi DPI gratuiti, normativa comunale chiara e inequivoca per la gestione degli spazi aperti e chiusi sia nell’attività ordinaria sia negli eventi di spettacolo dal vivo e più in generale di occasioni culturali.

Molti sperano in una “redistribuzione” delle risorse economiche dedicate all’area culturale, con particolare attenzione alle piccole realtà che potrebbero non poter sopravvivere (è vero però che qualcuno quasi auspica uno “sfoltimento” delle realtà minime).

Ci sembra opportuno mettere in evidenza come da moltissime parti si proponga che alcuni spazi urbani, non solo pertinenti al Centro Storico ma anche dislocati nei Quartieri periferici, vengano messi a disposizione e concessi in gestione gratuita alle Associazioni. Si coglie un desiderio condiviso di essere presenti nel territorio in modo tangibile e costante, non unicamente con i pochi o tanti eventi culturali o artistici, ma di prendersi cura di alcuni luoghi di interesse per farne centri di aggregazione e di cultura diffusa e, per così dire, quotidiana. Si chiede da più parti, altresì, di non fermare l’attenzione e impiegare tutte le risorse a disposizione per organizzare pochi “grandi eventi”, ma cogliere l’opportunità di rileggere il territorio costellando l’intera estate (e i mesi a seguire) di piccoli e significativi eventi più capillari e partecipati. Gli spazi centrali della città (il Centro San Gaetano in primis) vengono indicati come importanti punti di riferimento per le attività, e quindi come forte riconoscimento identitario.

Quasi tutti chiedono fortemente e si pongono come obiettivo di contribuire alla stesura di un calendario comune, partecipato e condiviso, dove tutte le realtà e le iniziative possano trovare visibilità e spazio anche in termini di pubblicità, di presenza sulla stampa locale, di adeguato supporto informativo. È interessante notare come molte Associazioni chiedano di favorire le attività che nascono direttamente sul territorio, di dare spazio alle iniziative culturali autoctone.

Peraltro, da moltissime risposte risalta forte la necessità di nuove forme di collaborazione fra Associazioni: si delineano ipotesi di fattiva “contaminazione” fra le diverse realtà: musica e teatro, filosofia e scienza, poesia, arti figurative e quant’altro possa trovare forme di comunicazione artistica nuove e creative.

Molti chiedono formazione e collaborazione diretta, da parte delle Istituzioni, per favorire la partecipazione delle Associazioni ai Bandi per la Cultura, che rimangono uno dei più utili strumenti per poter accedere a risorse economiche che permettano lo svolgimento di progetti.

CONCLUSIONI

In generale ci sembra di poter concludere, ferma restando l’opportunità di un’analisi più specifica e approfondita, che le Associazioni Culturali si dispongono in atteggiamento costruttivo e volenteroso alla ripresa delle attività, si aspettano però dalle Istituzioni di venire riconosciute come soggetti portatori di valore essenziale nella vita sociale e culturale della Città.

L’attenzione a queste istanze potrà costituire a nostro giudizio un punto di partenza dinamico e fruttuoso per la progettazione della nuova stagione culturale di Padova post-pandemica.



 
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