ASCOM

Donne imprenditrici:
Penalizzate da Lockdown

31/07/2020 11:38

Nonostante tutto resistono. Perché sono più tenaci e perché, più degli uomini, sono pronte a mettersi in gioco. Sono le donne imprenditrici che se è vero, come è vero, che il Covid le ha come messe in “stand by” in attesa di tempi migliori, negli ultimi 5 anni, in Italia, sono cresciute a un ritmo molto più intenso di quelle maschili: +2,9% contro +0,3%. 
Da noi, in provincia di Padova, il numero delle imprese femminili attive al 31 marzo scorso ammontava a 17.627 unità, in lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2019 (-0,2% pari a una perdita di 37 unità) e rappresentavano il 20,5% del totale delle imprese attive. 
Sempre nel padovano, il settore in cui la componente femminile è più rappresentativa, è quello del commercio (25,9% delle imprese femminili), seguito dai servizi alle imprese (22,2%), dall’agricoltura (16,2%) e dai servizi alle persone (15%), mentre i settori che hanno accusato una maggiore perdita imprenditoriale sono l’agricoltura (-2,2%) e il commercio (- 2,1%), diversamente le aziende dei servizi registrano un aumento (servizi alle imprese +2,7% e servizi alle persone +2,1%) così come quelle delle costruzioni (+2,2%).
“Ciò che emerge dal IV Rapporto sull’imprenditoria femminile, realizzato da Unioncamere – commenta Elena Cristofanon, presidente di Terziario Donna Confcommercio Ascom Padova – è che le imprese femminili, nell’ultimo quinquennio, hanno contribuito a ben il 75% dell’incremento complessivo di tutte le imprese italiane”.
Restano concentrate nei settori più tradizionali ma le imprese gestite da donne crescono soprattutto in settori più innovativi e con una intensità maggiore delle imprese maschili. A livello generale è il caso delle attività professionali scientifiche e tecniche (+17,4% contro +9,3% di quelle maschili) e dell’informatica e telecomunicazioni (+9,1%, contro il +8,9% delle maschili). 
“Purtroppo – continua Cristofanon - durante il periodo di emergenza abbiamo constatato un rallentamento della nascita delle imprese “al femminile”, a testimonianza del fatto che il peso più rilevante durante il lockdown è ricaduto (e continua a ricadere) sulle spalle delle donne”. 
In termini generali, il forte calo delle iscrizioni registrato un po’ in tutto il Paese rischia anche di rallentare quel processo di rinnovamento che si sta realizzando in questi anni nelle generazioni più giovani. 
Un rinnovamento che emerge con chiarezza dall’indagine di Unioncamere realizzata su scala nazionale su un campione di 2mila imprese di uomini e di donne e contenuta nel IV Rapporto sull’imprenditoria femminile. 
Ebbene, il 21% delle imprese femminili ritiene di essere più esposto all’andamento negativo dell’economia contro il 18% dei colleghi maschi, ma è il raffronto tra giovani donne d’impresa e giovani uomini (under 35) che fa emergere dati più che interessanti. Le giovani donne, infatti, hanno più spinta (24% contro il 21%) a fare impresa per valorizzare le competenze e le esperienze professionali; annoverano più laureate (41% contro 38%) e hanno più propensione alle relazioni (3,81 contro 3,58 il numero medio di stakeholder con i quali un’impresa intrattiene rapporti).
Per contro le imprese giovanili femminili rispetto alle imprese giovanili maschili producono meno innovazione (56% contro 59%), fanno meno investimenti in tecnologie digitali (19% rispetto al 25%) e sono meno internazionalizzate (9% contro 13%).
“La preoccupazione – conclude la presidente delle donne di Confcommercio Ascom Padova – è legata a doppio filo al ruolo delle donne nel commercio, nel turismo e nei servizi. In questi che sono i nostri settori la loro presenza, come abbiamo visto, è molto forte. Una contrazione di questi comparti, oltre agli effetti drammatici sull’economia, ne avrebbe anche uno altrettanto potente nei confronti dello sviluppo della nostra società”.


 
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