I DATI PADOVANI

Lockdown: prostitute
ridotte al lastrico

16/10/2020 14:44

I numeri pre, durante e post lockdown sono molto diversi e dimostrano come il fenomeno prostituzione a Padova e provincia sia cambiato durante le chiusure. A fornire i dati è l’associazione Mimosa, da sempre al fianco delle persone che per vari motivi finiscono per strada.

495 i contatti da giugno 2019 a febbraio 2020. 324 i contatti post lockdown, da giugno a settembre. Durante la chiusura generalizzata nemmeno gli operatori potevano uscire, il sistema di aiuto si è quindi trasformato in una telefonata o un messaggio whatsapp: una cinquantina di persone, prostitute, hanno contattato l’associazione perché non avevano di che mangiare o curarsi

Barbara Maculan, dell’associazione Mimosa, precisa: “Abbiamo provveduto con la spesa, dai pacchi ai medicinali, portati a casa di queste donne che altrimenti sarebbero state costrette ad uscire”.

Nel frattempo, il fenomeno della prostituzione si è trasferito indoor, dentro le case. O si è intensificato dentro ai centri massaggi, tra sfruttamento sessuale e lavorativo.

Un altro fenomeno in aumento, conclude Maculan, riguarda gli uomini, stranieri (pakistani, nigeriani e cinesi) costretti a lavorare nei campi o in fabbrica in nero, sfruttati, pagati pochissimo e senza sicurezza, tantomeno sanitaria.


 
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