LE PAROLE DI D'AMBROSIO

"Nonostante il covid gli
studenti sono priorità"

22/02/2021 08:44

Questa mattina, ad un anno dall'avvio della didattica a distanza, nella giornata di 'Io ricordo', online, le scuole di Vo' Cinto Euganeo e Lozzo Atestino ricorderanno. Un anno tra emozioni e sentimenti forti, con docenti, bambini, genitori. Parteciperanno all'evento online il Ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, l'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan, il direttore dell’Ufficio scolastico del Veneto Carmela Palumbo e il provveditore padovano Roberto Natale.

Ieri a Vo' si è tenuta la cerimonia in ricordo delle vittime del covid e in ricordo di un anno difficile per tutta la comunità portato dalla pandemia. Il preside dell'istituto comprensivo, Alfonso D'Ambrosio, ricorda quesi giorni. "Ore 18.30 del 21 febbraio 2020, il sindaco Giuliano Martini mi annuncia il primo caso di positività da Sars-Cov2. Da allora, è un susseguirsi di emozioni: paura, coraggio, speranze, smarrimento. Le scuole del nostro comprensorio, vengono chiuse la sera del 21 febbraio 2020, il giorno dopo, con decisione e oserei, dire oggi, con lungimiranza, viene avviata quella che chiamiamo Didattica a Distanza. Partita con un intento profondo, lo stesso che ci anima ancora oggi: restituire voce e volti ai nostri studenti, mantenere un dialogo educativo e non lasciare nessuno solo.

Quelle parole, quei volti, quelle prime lezioni online, sono stati gesti significativi, carezze educative, gesti di cura che hanno scandito il nostro tempo in funzione dei nostri studenti, preparato e ricostruito per loro, online e non in presenza. Anche a distanza la scuola ha avuto voce potente, si è mossa percorrendo strade inedite, a volte inciampando ma sempre Rialzandosi. Da allora e per un intero anno il comprensivo di Lozzo Atestino (nello specifico le scuole di Vo’, Lozzo Atestino e Cinto Euganeo) non si è mai fermato. Abbiamo avviato progetti con scuole da tutta Italia, un gemellaggio durante il lockdown con una scuola di New York, la segreteria amministrativa digitale e sempre presente. Abbiamo fatto lezione con artisti, registi, scrittori. Ci siamo inventati nuove forme di vicinanza e di didattica e abbiamo simulato completamente online, unici in Italia, un esame conclusivo del I ciclo di istruzione. Abbiamo mantenuto sempre vivo il contatto con le famiglie formandoci insieme a loro con esperti su varie tematiche, attivando sportelli on line di supporto gratuiti con una psicologa. In estate, la scuola in presenza è stata così voluta e desiderata che l’abbiamo immaginata grande come i colli euganei e sono così partiti i patti educativi di comunità, oggi finanziati anche dall’USR Veneto, che ci hanno portato a fare lezione in agriturismi, a fare yoga sui colli, storia e teatro a Villa Venier di Vo’ Vecchio. La scuola in presenza l’abbiamo voluta più sicura, con impianti di aerazione, sistemi a raggi Uv di tipo C, con sperimentazioni e progetti di ricerca ancora in corso.

Grazie a fondi del Comune di Vo’, l’atrio della scuola primaria, che ha visto una intera popolazione effettuare test di screening da sars cov 2, oggi è stato completamente rivisitato, con spazi collaborativi e ambienti di robotica educativa e di fabbricazione digitale. Il nostro territorio, i nostri sindaci e le nostre amministrazioni comunali si sono uniti intorno alla scuola. Eppure, ritornando ad 1 anno fa, a ricordi che si mescolano tra i colori delle ambulanze, gli schermi dei pc, e i suoni delle sirene e le frasi: maestra ci sono, mi aiuti?, occorre fare alcune riflessioni. Un recente studio della Sorbona di Parigi indica che i più colpiti da solitudine causa lockdown, a subire il maggior impatto da stress emotivo e psicologico, sono i giovani sotto i 30 anni, ancor più bambini della fascia 6-14 anni e le persone con una storia di disabilità.

Il Sars-Cov2 ha chiesto alla scuola e non solo, di riflettere sulle politiche inclusive a livello mondiale. Papa Francesco ha affermato: “Il Covid ha accelerato e amplificato molte delle urgenze e delle emergenze che riscontravamo e ne ha rivelate tante altre. Alle difficoltà sanitarie hanno fatto seguito quelle economiche e sociali. I sistemi educativi di tutto il mondo hanno sofferto la pandemia sia a livello scolastico che accademico”. Il Rapporto povertà Caritas ha chiamato “equilibristi della povertà” quelle persone con entrate economiche minime, per lo più precarie, che abitano magari in quattro, cinque persone in monolocali senza nemmeno un balcone. Malgrado gli sforzi governativi queste persone si trovano ora a vivere una domesticità h 24 ad alto coefficiente di stress. I bambini in età scolare di queste famiglie vengono di fatto esclusi dai piani formativi telematici, in quanto non aventi accesso ad un pc o ad una connessione adeguata.

Un altro tipo di consapevolezza riguarda la qualità delle relazioni familiari: tra i due genitori, tra genitori e figli. In questo caso le condizioni socioeconomiche impattano anche sulla didattica a distanza, dove l’ammortizzatore familiare traccia un ponte di vicinanza o lontananza con la scuola dall’altra parte dello schermo. Durante il lockdown il nostro comprensorio è arrivato ad Aprile, dopo soli 40 giorni, a quello che abbiamo chiamato esclusione zero, fornendo accesso e dispositivi a tutti gli alunni che non riuscivano a collegarsi. Eppure non basta uno strumento per risolvere i problemi. Una nostra bimba di 8 anni, ha disegnato se stessa ai tempi del Covid: un viso piccolo su un corpo enorme, lacerato da un mostro invisibile, che ha lasciato ferite sul cuore e sull’anima. E la cura di queste ferite dell’anima deve passare dalla scuola, una scuola che deve diventare il centro delle politiche di un intero paese, perchè si può recuperare il lavoro, si può ricostruire sui cocci di una precarietà economica, ma non si può lasciare indietro nessuno, occorre ricostruire subito per combattere una povertà educativa che passa attraverso la costruzione di una vera comunità scolastica, che vede nella scuola, insieme agli enti territoriali, alle famiglie, alle aziende, ad un intero paese, il primo motore di relazioni, vicinanza, Futuro.

Cito, in conclusione, ancora Papa Francesco: “Oggi c’è bisogno di una rinnovata stagione di impegno educativo, che coinvolga tutte le componenti della società, poiché l’educazione è il naturale antidoto alla cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell’io e nel primato dell’indifferenza. Il nostro futuro non può essere la divisione, l’impoverimento delle facoltà di pensiero e d’immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione”. La memoria è l'eterno presente di tutto cio che ha senso e valore. Solo rapportandoci al nostro passato, possiamo costruire l'oggi per prepararci al futuro".


 
Nessun commento per questo articolo.